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Destinazioni

Perché l'Albania è un paese speciale?

Una breve ma intensa avventura in Albania, un paese dal cuore grande.

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Durata

Due giorni

Tipologia

Low cost

Budget

30 euro

 

Premessa

Avevo da poco iniziato la mia avventura nei Balcani quando decisi di andare a visitare Tirana, una città ricca di storia e di fascino e dal grande potenziale situata nell’entroterra dell’Albania, sulla costa che si affaccia sul mar Adriatico.

Mi ci volle poco tempo per realizzare quanto questo paese fosse speciale.

L’accoglienza e la bontà degli albanesi, infatti, mi rapì fin da subito.

 

Nell’articolo di oggi ti propongo la mia esperienza in Albania mettendo in luce l’accoglienza e la cordialità che contraddistingue questo paese.

Il ragazzo sul bus

Tirana fu la destinazione successiva a Meteora, pertanto arrivai nella capitale albanese tramite un bus notturno partito da Kalambaka che raggiunse la destinazione nella prima mattinata successiva.

Già a bordo del pullman ebbi la possibilità di assaporare la gentilezza del popolo albanese in quanto quest’ultimo era formato dell’ottanta per cento di essi.

Piazza principale di Tirana

L’aneddoto che più mi è rimasto impresso riguarda quel cittadino di Tirana che sedeva proprio alle mie spalle. Non ci conoscevamo e non lo avevo mai visto in vita mia eppure, ai suoi occhi, sembrava fossimo amici da sempre.

 

Ricordo che dopo una manciata di minuti iniziò a farmi mille domande: da dove venivo, come mai avevo scelto di visitare l’Albania, quanto mi sarei fermato da quelle parti…

Era sempre molto sorridente e simpatico il che non mi rassicurava affatto data la mia chiusura mentale di allora.

Murales scritta di Tirana, capitale dell’Albania

Sono cresciuto, come la maggior parte delle persone che nella loro vita hanno viaggiato poco, con la solita raccomandazione “non fidarti degli sconosciuti” e soprattutto mi è sempre stato raccontato che il mondo là fuori è pieno di crudeltà e se qualcuno sembra amichevole è perché ti vuole in qualche modo fregare.

La cosa assurda, però, è che queste parole mi sono sempre state dette da persone che nella loro vita non avevano mai messo piede fuori dai confini italiani, dunque come potevano saperlo?

Inoltre, la cosa più triste è lo stereotipo che sempre queste persone hanno nei confronti di questi popoli. Essi non facevano altro che ripetermi: “chissà se ritornerai a casa, attento che ti rapiscono, occhio allo zaino”. Tutto ciò che di negativo si poteva dire, essi lo dicevano.

 

Ci tengo a sottolinearlo: non mi sono mai e poi mai lasciato convincere da queste parole ma ammetto che diverse preoccupazioni me le ero fatte.

Tutto ciò però mi fece sorgere il dubbio se questi pensieri fossero veritieri o fossero assurdità e mi incuriosirono ancor di più ad andare a verificare sul posto come la situazione fosse realmente.

 

Questo è ciò che risposi al ragazzo del bus alla domanda:

“Che ci fai qui?”

Gli dissi che non avevo intenzione di lasciarmi convincere da quelle parole e che volevo verificare coi miei occhi come fosse davvero il mondo.

 

Mi ferì vedere gli occhi di quel ragazzo, visibilmente scosso da quegli stereotipi che mi erano stati raccontati riguardo al loro paese, l’Albania e in generale ai paesi balcanici.

Lo rassicurai dicendogli che coloro che affermavano tali frasi non avevano mai potuto sapere se quella era effettivamente la verità, lo dicevano semplicemente perché a loro volta gli era stato raccontato.

 

La sua tristezza nel sentire quelle parole mi tranquillizzò: forse voleva davvero essere amichevole, non era una questione di volermi fregare.

Antica piramide di Tirana, ex museo – ora in disuso

Proseguendo il nostro viaggio verso Tirana mi addormentai e, a quel punto, ebbi un ulteriore assaggio della loro bontà.

Facemmo circa cinque fermate durante il tragitto e, puntualmente, ad ognuna di esse io dormivo.

 

Quel ragazzo mi sorprese ancora un volta.

Ebbe cura di svegliarmi gentilmente ad ognuna di esse ripetendomi che se avevo bisogno di sgranchirmi le gambe quella sarebbe stata l’occasione giusta.

Non solo, ogni volta che aprii gli occhi ne approfittò anche per dirmi che se avessi bisogno d’acqua, lui l’avrebbe condivisa con me.

Poi, come se tutto ciò non fosse già abbastanza, mi regalò anche un intero pacco di squisiti biscotti al cioccolato, mi disse che lui aveva abbastanza cibo.

A quel punto iniziavo davvero ad adorare gli Albanesi.

Nonostante la raccomandazione che ci viene raccontata da piccoli “non accettare caramelle dagli sconosciuti”, in quell’avventura, decisi di sfatare quel mito e fare esattamente l’opposto.

Non nascondo che, cresciuto con quella mentalità, ero visibilmente preoccupato ma alla fine se continuiamo a fidarci sempre e solo delle parole altrui e a non ascoltare noi stessi, non scopriremo mai la realtà dei fatti.

Accettai il pacchetto di biscotti e posso assicurarti che non mi hanno avvelenato, anzi erano deliziosi.

 

Arrivammo a Tirana il mattino seguente e, come di consueto, il ragazzo mi svegliò (sì, dormii parecchio quella nottata, nel caso te lo stessi chiedendo).

 

Prima di salutarci mi diede indicazioni per raggiungere la città e un elenco di bar in cui poter fare colazione.

Lo ringraziai e proseguii per la mia strada, con il pensiero costante che il mio ingresso in Albania non poteva essere migliore di quello.

Impiegati in pausa pranzo

Tra un’indicazione e un altra raggiunsi in qualche modo il centro città.

 

Non avevo connessione a internet pertanto, per raggiungere l’ostello che avevo prenotato, dovetti chiedere informazioni ai passanti e, per caso, mi imbattei in due impiegati in pausa pranzo visibilmente rilassati e super sorridenti. Questo fu il motivo che mi fece avvicinare a loro.

 

Gli chiesi semplicemente se potevano dirmi in quale direzione andare ma ciò che successe mi sorprese per davvero.

Ingoiarono l’ultimo boccone del panino che stavano mangiando, presero le loro borse da ufficio e mi dissero: “seguici, ti accompagnamo noi”.

 

Qui un altro campanello d’allarme sorse nei miei pensieri ripensando a quegli stereotipi che mi erano stati raccontati, pensai:

“e se mi rapissero per davvero? dove mi porteranno ora?”

Eppure decisi, ancora una volta, di seguire il mio pensiero e mi fidai di loro.

 

Furono da subito schietti e super amichevoli. Iniziarono a farmi le solite domande e continuavano a ripetermi quanto mi sarei divertito a Tirana, sottolineando quante belle ragazze ci fossero in Albania (avevano ragione).

 

Camminammo per due chilometri e mezzo, mi accompagnarono sino davanti al portone d’ingresso e mi ringraziarono della compagnia. A quel punto mi convinsi: il mondo non è come te lo descrivono.

Non solo avevano sacrificato il tempo della loro pausa pranzo per aiutarmi a trovare l’ostello, mi avevano pure ringraziato della compagnia. Come puoi, a quel punto, non iniziare ad adorare gli albanesi?

Operaio al lavoro

Al terminar della mia permanenza a Tirana giunsi ad una delle due autostazioni dove avrei aspettato il bus che mi avrebbe portato a Scutari, attrazione abbastanza turistica dell’Albania.

 

Qui fui molto confuso su quale delle due stazioni dovetti scegliere e dunque chiesi nuovamente aiuto, stavolta lo feci approcciando un uomo sulla quarantina che si trovava dentro una cabina all’ingresso di un parcheggio, il cui mestiere era quello di alzare ed abbassare la sbarra a chiunque vi entrasse e/o uscisse.

 

Ebbi cura di attendere il momento in cui non fosse impegnato per non disturbarlo e gli chiesi semplicemente quale delle due stazioni avrei dovuto scegliere.

Fece una brevissima chiamata in cui blaterò qualcosa in albanese, dopo di che lasciò la sua postazione e, anch’esso, mi disse: “vieni con me, ti accompagno io”.

Mi stavo abituando alla loro gentilezza ma ancora una volta rimasi sorpreso di come, per loro, il senso dell’aiuto venisse prima del lavoro.

Scultura simbolo della piazza principale di Scutari

Mi accompagnò alla stazione, mi indicò il bus che faceva al caso mio e, dopo una sincera stretta di mano, tornò al posto di lavoro e io partii per Scutari.

Poco dopo aver lasciato Tirana, sul bus, scrissi questo breve pensiero:

Tirana, 12-08-2018, ore 08:07

 

“Se è un sogno, non svegliatemi.

Adoro l’Albania, è una città così ricca di emozioni!

La gente poi.. La gente è meravigliosa! Sono tutti così gentili, amichevoli e disponibili oltre che super sorridenti!

Adoro questa città, ha veramente tanto da offrire e ci sto lasciando il cuore.

E’ incredibile quanto il mondo sia diverso da come te lo descrivono..”

Un passaggio inaspettato

Giunsi a Scutari in tre orette.

 

Giusto il tempo di stringere amicizia con i proprietari dell’ostello e con i miei nuovi compagni di stanza ed andai ad esplorare la città. Decisi di muovermi a piedi, come sempre.

 

Una delle principali attrazioni di Scutari è sicuramente il castello di Rozafa. Un’antica fortezza situata su un colle che vanta di una vista spettacolare sulla città e sui laghi e monti che invadono l’Albania, dunque decisi di dirigermi in quella direzione.

Così mi incamminai partendo dal mio ostello, situato vicino al centro città.

La fortezza distava circa sette chilometri ma sapevo che lungo il cammino avrei potuto scoprire qualcosa di speciale.

 

Detto, fatto.

Stavolta sapevo dove andare ma viaggiando impari che qualsiasi occasione è buona per iniziare una conversazione con uno sconosciuto e lo feci chiedendo informazioni ad un passante.

Moschea caratteristica – nei pressi del centro di Scutari

Eravamo nei pressi di un benzinaio locale e mi chiese dove stessi andando, gli risposi e mi fece un sorriso. Mi disse: “vuoi davvero arrivare al castello camminando? Dai va, sali in macchina!”

 

Ancora una volta rimasi di stucco. Ancora una volta i pregiudizi che mi erano stati raccontati mi tornarono in testa e fui di nuovo molto preoccupato.

Lo notò e mi chiese come mai fossi così teso e glielo dissi sinceramente: non mi è mai capitato di accettare un passaggio da uno sconosciuto.

 

Lui sorrise e mi disse: “in vita tua hai viaggiato poco, non è vero?”

Egli capii subito che quello era il motivo della mia rigidità, il che mi rincuorò all’istante.

 

Era un uomo Albanese che si era trasferito in Italia ormai da tanti anni ma era solito a passare ogni estate a Scutari, la sua città natale.

Iniziai a raccontargli di quanto fossi rimasto sorpreso ad avere incontrato tanta bontà in quello Stato ed egli non si sorprese affatto.

Mi disse che sapeva perfettamente ciò che veniva detto di loro eppure mi disse che la cosa non lo aveva mai toccato particolarmente perché in effetti, mi disse, quando vieni a scoprire coi tuoi occhi questo paese ti rendi conto che tutto ciò che ti è stato raccontato non sono altro che falsità.

Fruttivendoli locali a Scutari, Albania

Mercato settimanale locale a Scutari

Ci facemmo largo nel traffico di Scutari e, in una manciata di minuti, raggiungemmo il castello di Rozafa.

Non so chi fosse quest’uomo ma era molto conosciuto dato che all’arrivo fu accolto calorosamente.

 

Scendemmo dalla macchina e ancora una volta mi sorprese: mi presentò a tutti i gestori della fortezza in maniera davvero genuina e con un sorriso a trentadue denti, disse: “vi presento Alex, è italiano ed è venuto ad esplorare il nostro paese. Dice che adora l’Albania e i suoi abitanti per la loro gentilezza; mi raccomando non deludetelo”.

Vista dalla cima del castello di Rozafa

Dopo aver scambiato qualche chiacchiera con i gestori della fortezza mi fece l’in bocca al lupo per il proseguimento del viaggio, si raccomandò di tenere gli occhi sempre ben aperti e con l’occhiolino mi disse: “il biglietto d’ingresso te l’ho pagato io”.

Rimasi davvero senza parole. Quest’uomo mi conosceva da venti minuti e mi aveva offerto un passaggio e pagato il biglietto d’ingresso.

Continuai a ripetermi come fossero possibili tutte quelle cose che mi erano state raccontate, non facevo altro che trovare bontà.

Gli interni del castello

Provai a rifiutare di farmi pagare l’ingresso ma per lui era una questione di principio, disse: qui sei nostro ospite e il mio compito è quello di farti sentire a casa.

Provai tanto affetto nell’udire tali parole e nel ricevere tanta generosità.

 

Come se non bastasse, prima di andarsene mi disse addirittura che, se lo desideravo, sarebbe stato disponibile a venirmi a prendere.

Non potei accettare, aveva già fatto più del dovuto.

 

Provai a ringraziarlo in tutti i modi ma l’unica cosa che mi disse fu: “se proprio vuoi farmi contento, racconta agli italiani come è davvero il nostro paese e come siamo davvero noi Albanesi”.

 

Annuii e lo ringraziai un’altra volta.

Considerazioni finali

La mia breve permanenza in Albania fu davvero intensa e ricca di emozioni.

E’ stato uno di quei luoghi che più mi ha fatto riflettere, considerando la realtà distorta che mi era stata raccontata.

 

Ricordo che lasciai il paese con un’incredibile nostalgia.

L’Albania aveva davvero saputo sorprendermi.

Sarà per le mie scarse aspettative iniziali, sarà per le generosissime persone che avevo incontrato ma quel paese mi rimase davvero impresso.

 

Vorrei cogliere l’occasione per ricordarti: non giudicare dalle apparenze, scopri in prima persona la realtà dei fatti prima di esporre una tua opinione.

Ascolta, ma sii certo di non lasciarti condizionare dal pensiero altrui.

Informati e sii sempre pronto a mettere in dubbio le tue convinzioni se non ne sei certo.

Soltanto in questo modo sarai in grado di scoprire davvero come è il mondo che ti circonda e scoprire, in realtà, che esso non è quel posto così malvagio che ti descrivono.

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