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Destinazioni

Via Degli Dei – tappa 1

Da piazza Maggiore (Bo) a Brento (Bo).

Lo sapevi?

Da oggi puoi ascoltare i miei articoli! Se non sei un’amante della lettura potrai ora metterti comodo ed ascoltare ciò che ho da dirti.

Clicca sul titolo qua sotto per ascoltare il podcast interamente!

 

Buon ascolto!

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Durata

Sette giorni

Tipologia

Trekking

Budget

175 Euro

Segnaletica Via Degli Dei

Introduzione

Primo Giugno 2021. Una nuova avventura stette per iniziare e, come ogni partenza in solitaria, l’eccitazione scorse nel mio corpo e non mi fece chiudere occhio la notte precedente – va bene così. Ho imparato ad apprezzare anche questo lato dei viaggi.

 

Sei mesi di lockdown in cui l’irrefrenabile voglia di partire prevalse ma in cui, contrariamente, fui costretto tra le mura di casa.

Finalmente arrivò il momento: la parola “viaggio” tornò a far parte del nostro vocabolario e con essa fece ritorno anche quel piacevole fremito che affiora quando ti rendi conto di poter prendere e partire, finalmente.

 

E così colsi la prima occasione disponibile, senza rifletterci più di tanto. Volli riafferrare il tempo perduto e farne tesoro come meglio potessi. Nacque così l’idea di un viaggio lento, dove la natura e l’essere umano fossero i protagonisti: la Via Degli Dei.

 

Il pensiero di partire sgaiattolò nella mia testa di punto in bianco e così preparai il tutto in fretta e furia, all’ultimo momento ovviamente.

Ebbi ben chiaro come avrei voluto svolgere il cammino:

in totale libertà e all’insegna della spensieratezza.

Dunque affrettai le prime conclusioni: non avrei studiato minimamente il percorso, mi sarei orientato esclusivamente con mappe cartacee e mi sarei disconnesso completamente da qualsiasi mezzo tecnologico. Inoltre volevo un po’ di avventura e di brivido nel corpo, perciò decisi che mi sarei accampato ovunque capitasse lungo il sentiero; in mezzo alle foreste, nei campi di grano, nei giardini degli abitanti di paese, e via dicendo.. Ero pronto a tutto, purché fosse all’insegna dell’ignoto e dell’avventura. Ci tenevo, in particolare, a stare in mezzo alla natura.

 

Non decisi di disconnettermi dalla tecnologia per rinchiudermi in me stesso, bensì l’esatto contrario. Ciò che rende speciale un viaggio sono le persone e seppi che accantonando il cellulare avrei potuto cogliere maggiormente ogni possibile occasione per stringere nuove amicizie (così fu). Inoltre, evitando l’uso del telefono, avrei potuto apprezzare a pieno i dettagli lungo il cammino. Cosa che probabilmente non sarebbe stata possibile, dato che spesso sono quelle frazioni di secondo in cui teniamo la testa abbassata sullo schermo, a farci sfuggire l’attimo.

 

E così, la mattina del primo Giugno duemilaventuno, partii con due concetti chiave bene impressi nella mia mente: essere pronto ad accogliere ogni situazione a braccia aperte e manifestare gratitudine per tutto ciò che mi si sarebbe presentato dinanzi.

Piazza Maggiore – punto di partenza

Basilica di San Petronio – Piazza Maggiore (Bologna)

Ore 07:40 – mi trascinai, arrancando, i sedici chili di peso sulle spalle, realizzando immediatamente di aver compiuto un grossolano errore: il mio zaino era clamorosamente troppo pesante.

Decisi di disdegnarlo e mi concentrai, piuttosto, a riflettere sulla nuova avventura che stavo per compiere. 

 

Non restai a riflettere a lungo: in una manciata di minuti avvistai le prime due anime, anch’esse con uno zaino dietro la schiena, disorientate.

 

Via Degli Dei? (chiesi)

Cìertu, ‘mbare!

 

Udire l’accento siciliano subito mi fece sorridere e mi mise di buon umore!

 

Aspettammo altri due compagni e mi offrirono all’istante un caffè in Piazza Maggiore.

Ci lasciammo travolgere dalla quiete mattutina di Bologna nel mentre sorseggiammo caffeina e ridicolizzammo il peso del mio zaino.

Poi, ristorati e sorridenti, ci scattammo una foto ricordo davanti la Basilica di San Petronio e ci mettemmo finalmente in cammino.

Io ed i miei nuovi compagni di viaggio – Piazza Maggiore

Marciammo tra il bolognino al levar del sole e ben presto incontrammo altri pazzi che, come noi, ebbero la stessa idea di partire per la Via Degli Dei.

Ci volle poco per entrare in sintonia con i viandanti: li si può riconoscere facilmente per gli zaini più grandi del loro corpo e il sorriso stampato sul volto.

 

Il nostro passo flemmatico fece nel mentre svegliare i bolognesi. Ci destreggiammo così tra la folla sotto i famosi portici che portano al San Luca ed i ragazzi ne approfittarono per fare una breve tappa viveri presso un panificio locale.

Io decisi di restare fuori perché ebbi già provveduto.

 

Mi liberai felicemente della mia sacca e la gettai sul pavimento, nell’attesa mi limitai a scrutare i viandanti di passaggio. 

Sorrisi e salutai ognuno di essi. Alcuni mi anticiparono, affermando di avermi riconosciuto per il cartello che affissi dietro lo zaino “condivido tisane sotto le stelle.”

La sera precedente, infatti, postai sui social una foto di esso e fui sorpreso da quanta gente ne rimase entusiasta.

La foto del mio zaino con il cartello che postai sui social la sera precedente

Confermai che fossi io e che davvero ebbi tisane infilate nella tasca dello zaino, pronto a condividerle con chiunque lo desiderasse. 

Poter tornare ad interagire con le persone, dopo tanto tempo, fu una sensazione davvero piacevole.

San Luca

Basilica di San Luca

I miei appena acquisiti compagni di viaggio completarono la sosta cibo e riprendemmo il cammino. Stavolta con passo celere e motivato.

Sgretolammo ogni gradino dei portici del San Luca ed arrivammo, molto lentamente ed affaticati in cima, ripagati da una vista sensazionale.

 

Ritirammo le credenziali del pellegrino della Via Degli Dei all’interno del Santuario e ci dedicammo una meritata pausa nel giardino annesso.

Qui incontrammo parecchi viandanti e cogliemmo dunque l’occasione per allargare la nostra cerchia.

Credenziali del pellegrino – Via Degli Dei

Si aggiunse Piera, una donna dall’animo estremamente giovane ed energetico. 

Si aggiunse Chiara, partita con con Nala, la sua cagnolina. 

E poi ancora due sorelle di cui cui non ricordo il nome ma ormai esperte di cammini ed altri ancora, e ancora, e ancora.

 

Fummo partiti da poco più di un’oretta e già ci ritrovammo a camminare in pressoché quindici anime. Tutti sconosciuti, incontrati per caso ma accomunati dalla stessa irrefrenabile voglia di mettersi in gioco e condividere una splendida esperienza.

Da sinistra: Enrico, Gregorio, Manuel, Piera, Francesco

Dopo aver rifornito le nostre borracce riprendemmo il cammino in dolce compagnia.

La natura

Oltrepassato San Luca i paesaggi iniziarono a farsi davvero interessanti; presto infatti lasciammo le strade asfaltate per inoltrarci in mezzo a sterrati e natura selvaggia.

A quel punto l’atmosfera assunse una nuova forma.

In un battito di ciglia il trambusto cittadino di Bologna sfumò e ci immergemmo in una bolla di pace e quiete, dove il cinguettio degli uccelli e il fruscio del fogliame fecero da protagonisti.

 

Trascorremmo svariate ore tra tortuosi passaggi e pozzanghere di fango, poi sbucammo nuovamente sulle roventi strade asfaltate.

Breve sosta lungo il cammino

Nel frattempo giunse ormai ora di pranzo. Non sentimmo la necessità di fermarci ma il sentiero riserva sempre sorprese ed infatti, proseguendo, avvistammo questo meraviglioso giardino ombreggiato arricchito da un enorme tavolo e servizi di pulizia.

Beh, non ci pensammo due volte: cogliemmo l’occasione e ci accomodammo a ristorarci.

Meraviglioso punto ristoro – una delle tante belle sorprese incontrate lungo il cammino!

Fui felice di poter finalmente iniziare ad eliminare qualche grammo dal mio pesante zaino rifocillandomi di quante più carote, olive, mele possibili.

Fu liberatorio, nel suo piccolo, togliere peso dalla sacca ed integrarlo nel mio corpo.

Ci rilassammo fin troppo ma ci convincemmo che ce lo meritammo. 

Terminammo il pranzo preparando qualche tazza di buon caffè con fornellino e moka, nel mentre studiammo la mappa cercando di capire in quale direzione avremmo dovuto proseguire.

Io che preparai caffè con moka e fornellino – estremamente gioioso

Chiara che studiò la mappa del percorso

Prima di andarcene, lasciammo anche un’affettuosa dedica

Eccitati di scoprire quali altre sorprese ci sarebbero potute capitare, riprendemmo la retta via a passo lesto.

Sorprese lungo il cammino

L’asfalto cocente ci mise immediatamente alla prova ma non ci facemmo scoraggiare: il nostro entusiasmo batté la fatica. 

Consumammo i successivi chilometri sotto il malvagio sole e con gli spallacci del mio zaino che continuarono, imperterriti, a divorarmi le scapole. 

 

Poi un’altra sorpresa accorse.

Disorientati – chiedemmo informazioni sulla strada da imboccare

Durante la pausa pranzo Piera individuò sulla cartina una piccola deviazione interessante: si trattò di un antico ponte fatto costruire in epoca romana da una certa “Antonietta Golinelli”, maestra della scuola di Pontecchio. 

La storia di questo viadotto è molto interessante: in età scolare, dal 1916 al 1930, i ragazzi di Vizzano dovettero traghettare due volte al giorno il fiume che separava le due sponde, ma in inverno ciò non fu possibile a causa di continue piene. Dunque la signora Golinelli diede ordine di costruire il ponte e permettere così ai ragazzi di poter frequentare la scuola di Pontecchio.

La segnaletica della Via Degli Dei

Ad oggi è un curioso luogo di visita e perciò Piera propose di sviare verso il viadotto.

Pensai, inizialmente, agli ulteriori metri che avrei dovuto percorrere con il macigno che mi ritrovai sulle spalle ma ehi, in viaggio è vietato “tirarsi indietro” e pre-partenza mi promisi di accogliere a braccia aperte ogni occasione.

 

La storia del ponte mi incuriosì talmente da farmi dimenticare il peso dello zaino e mi rese impaziente di esplorarlo, dunque deviammo.

Fu una piacevole occasione per imparare qualcosa di nuovo e fare due passi su un ponte secolare ma fu giunta l’ora di ripartire per raggiungere la prima tappa.

Felici e sorridenti sul Ponte di Vizzano

Allora non avemmo idea di cosa ci sarebbe aspettato successivamente. O meglio: sapemmo di dover risalire il Monte Adone ma accidenti, non avemmo la minima idea di quanto sarebbe stato prosciugante a livello fisico e psicologico.

 

Proseguimmo dunque affaticati ma spensierati lungo tortuose strade asfaltate, alternate a pozzanghere di foreste verdi e abitate da un gran numero di uccelli, il cui cinguettio infuse una piacevole sensazione di rilassatezza.

L’entusiasmo di Piera aiutò parecchio!

Monte Adone

La vetta del Monte

Consumammo le suole delle nostre scarpe per chilometri, su chilometri… su chilometri.

E il percorso iniziò lentamente a farsi più ripido: prima dolcemente, poi sempre più velocemente e malvagiamente.

Iniziammo ad intravedere, in scoraggiante lontananza, il fatidico Monte Adone.

A quel punto imparai una grande lezione sulla Via Degli Dei: mai credere di essere vicino al traguardo, il più delle volte ti sbaglierai e sarà una mazzata sui denti, te lo assicuro.

 

A noi successe proprio così: passo dopo passo fummo convinti di starci ormai avvicinando alla meta ma nulla, il temuto Monte se ne stette sempre fermo immobile dov’era.

Ma non ci scoraggiammo.

Mezzi dirottati lungo il sentiero

La ripida salita ci stette mettendo a dura prova. 

Sudammo litri d’acqua e le nostre articolazioni furono in fiamme. La mia riserva di frutta secca si rivelò più utile che mai: ne feci buon uso al momento opportuno in soccorso di Lorenzo, visibilmente stremato da questa diabolica scalata sotto il cocente sole.

 

Quando ormai mancarono gli ultimissimi chilometri incontrammo vari giovincelli che stettero percorrendo la Via al contrario, da Firenze a Bologna e dunque ebbero da poco superato il Monte. Ci dissero:

“ne vale la pena ragazzi, lassù la vista è impagabile. Quando arrivate, prendetevi almeno venti minuti per assaporarla a pieno.”

Ci convinsero: insieme digrignammo i denti, ci incoraggiammo a vicenda e ci andammo a divorare quella spietata arrampicata.

Fu interminabile ma finalmente fummo a pochi passi dalla cima, e la conquistammo.

 

La ricompensa fu raggiante, ce la meritammo a pieno.

La vista fu davvero eclatante, e non solo.

La meravigliosa vista che regalò il Monte Adone

Al nostro arrivo ci furono già almeno una decina di viandanti, esausti ma ognuno con un’appagante sorriso stampato in faccia.

Fu meraviglioso poter condividere la gioia con altrettanti viaggiatori che stavano percorrendo lo stesso percorso.

Facemmo conoscenza apprezzando il dolce paesaggio circostante e lasciammo un’affettuosa dedica sul taccuino presente ai piedi della croce che giace sul Monte Adone.

Alcuni dei viandanti presenti sulla vetta

Poi, soltanto dopo aver promesso una tisana sotto le stelle ai nuovi viaggiatori incontrati, ci rimettemmo in cammino per gli ultimissimi chilometri in discesa e raggiungere il campeggio.

Già, il campeggio. La mia idea fu quella di accamparmi ovunque capitasse, ma non esitai a convincermi che passare la notte con i nuovi acquisiti compagni di viaggio fosse mille volte più eccitante.

Brento – destinazione prima tappa

Dunque via, imperterriti per le ultime discese ghiaiate che portarono al paese Brento, la nostra prima tappa di destinazione.

 

I nostri arti inferiori a quel punto proseguirono in maniera autonoma e scattanti come mai prima di allora: il traguardo fu più vicino che mai.

Non ci fu più tempo per pause o lamentele a quel punto, il desiderio di arrivare fu immenso.

Così ci facemmo strada tra le discese serpentine e in circa quaranta minuti fummo finalmente in grado di leggere il cartello “Brento”. 

Stentammo a credere fosse tutto vero: data la nostra scarsa lucidità poté trattarsi di un’allucinazione. E invece avemmo la conferma del fatto che fossimo davvero giunti a destinazione quando rincontrammo tutti i viandanti conosciuti sul Monte Adone e condividemmo rinfrescanti birre assieme.

Fui esausto.

Mi incollai alla sedia sulla quale poggiavo e che ormai ebbe preso la forma del mio sedere.

Mi rilassai il dovuto e poi ci dirigemmo ad affrontare l’ultimo sforzo della giornata: montare la tenda.

Fu apocalittico ammirare le nostre sagome in movimento: più che umani assomigliammo a zombie. Fummo stremati.

 

Con le ultime gocce di energia che risiedettero nel nostro corpo, però, completammo pure quest’utima operazione e ora potemmo finalmente rilassarci.

Qualche eroe riuscì a trovare le forze per farsi una doccia rinfrescante, io mi astenni.

Così come terminai di allestire il mio accampamento, mi accasciai al suolo e il prato prese la forma del mio corpo.

La sera

Avemmo tanti buoni propositi per quella serata: fare il saluto alla luna, giocare ai giochi di società e chi più ne ha più ne metta, ma ci limitammo a preparare qualche deliziosa tisana e a sorseggiarla in dolce compagnia, stremati ma felici.

Preparando tisane in dolce compagnia

Io, Andrea ed Elena aggiornammo il nostro taccuino da viaggio interrogandoci su quanti chilometri avessimo percorso e trascrivendo le nostre riflessioni personali sulla giornata.  

Soltanto dopo, decidemmo di chiudere gli occhi e lasciare spazio ai sogni.

 

La prima tappa dunque si concluse. Il mio corpo fu a pezzi ma la mia anima al settimo cielo.

 

Spensi la torcia lasciandomi strappare un piacevole sorriso di gratitudine.

Fu soltanto la prima giornata e già mi innamorai di quello che è il “viaggio lento”.

Vuoi seguire il racconto delle prossime tappe della Via Degli Dei? 

Seguimi su Instagram per restare sempre aggiornato! A breve online il resoconto della seconda giornata del cammino.

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Viaggio per trovare la migliore versione di me stesso. Scrivo per condividere l'importanza di utilizzare il viaggio come strumento per conoscersi e superare i propri limiti.

Commenti

  • Daniele
    9 Luglio 2021

    Ciao, Il tuo racconto mi è piaciuto ma, sinceramente, trovo che l’utilizzo del passato remoto renda più pesante e meno scorrevole Il racconto. Comunque ti faccio i miei complimenti.

    rispondi
  • Pierangela
    11 Luglio 2021

    Ehilà! È un po’ che non ti commento, non perché non trovo i tuoi articoli interessanti ma semplicemente perché rischio di dirti sempre le stesse cose. Mi piace leggerti, ascoltarti e viaggiare virtualmente con te. Non vedo l’ora di sentire cosa dirai il prossimo Venerdì. Grazie e buon lavoro.

    rispondi

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