Image Alt

Destinazioni

Via Degli Dei – tappa 4

Dal Passo Della Futa (Fi) a Bivigliano (Fi)

Lo sapevi?

Da oggi puoi ascoltare i miei articoli! Se non sei un’amante della lettura potrai ora metterti comodo ed ascoltare ciò che ho da dirti.

Clicca sul titolo qua sotto per ascoltare il podcast interamente!

Buon ascolto!

1
2
3
1
2
3

Durata

Sette giorni

Tipologia

Trekking

Budget

175 euro

Introduzione

Venerdì quattro Giugno 2021, ore cinque e quarantasei del mattino.

Il rumore dei galli sovrastano il campeggio dopo quella che è stata una delle notti più emozionanti del cammino.

 

Quella mattina fui il primo a svegliarmi; trascinai la cerniera della tenda aprendola cautamente per non svegliare gli altri viandanti e spuntai lentamente al di fuori della mia tela con la testa: fu meraviglioso.

Mi concedetti qualche minuto per rilassarmi ancora un po’, rimanendo avvolto nel sacco a pelo, steso e con la tenda aperta per assaporare quel magico momento di silenzio e natura. Quella mattina faceva parecchio fresco!

Assaporando la quiete mattutina

Iniziai poi a rotolarmi lentamente nel “letto” del mio rifugio e trovai la forza di alzarmi quando sentii che anche nella tenda di Simone e Andrea qualcosa si stava muovendo.

Iniziai a prepararmi e attesi che anche gli altri viaggiatori si alzassero per poter fare colazione tutti assieme.

 

Vedetti spuntare per primi Andrea e Simone, poi subito dopo Elena ed Altea, le quali avevano dormito nella stessa tenda. Matteo invece era un po’ più dormiglione e lo lasciammo riposare.

Foto scattata da Elena al risveglio

Colazione

Non ricordo quanti gradi ci fossero quella mattinata ma ricordo che camminai col sacco a pelo ancora avvolto attorno al mio corpo e mi sedetti al tavolo all’aperto in condizioni precarie. Chi mi conosce lo sa: ho un grosso problema col freddo.

 

Ci sedemmo al tavolo per primi io ed Andrea mentre gli altri si preparavano.

Andrea procedette col “montare” il fornelletto e preparò qualche tazza di caffè fumante e rigenerante. Io, invece, mangiai il mio solito croissant integrale e striminzito, due pezzetti di cioccolata fondente e una deliziosa barretta energetica. Sentivo che quella colazione mi dava le energie necessarie (almeno per il primo paio d’ore di cammino).

Terminai in fretta e rimasi seduto ad aspettare gli altri viandanti i quali ci raggiunsero poco dopo.

 

Ricordo perfettamente la risata di Elena alla vista delle nostre facce quella mattina: eravamo sorprendentemente assonnati e conciati in una maniera preoccupante ma, il distintivo volto di Andrea con le sue espressioni inconfondibili non potevano far altro che farci sorridere. Rimasi avvolto gelosamente al mio sacco a pelo nel mentre facevamo due chiacchiere al tavolo tutti insieme.

 

Quella mattina, finalmente, ci eravamo svegliati davvero presto e ne eravamo parecchio soddisfatti dato che quella sarebbe stata la tappa più lunga dell’intero cammino e non sapevamo cosa ci sarebbe aspettato.

Svegliarci presto però fu un traguardo troppo sorprendente per noi, tanto che finimmo per rilassarci e complimentarci per la levataccia. Il problema, però, è che dopo ben un’ora e mezza eravamo ancora seduti su quel tavolino a raccontarcela.

 

Si erano ormai fatte le sette e trenta quando vedemmo Tania e Lorenzo già pronti con lo zaino in spalla incamminarsi verso l’uscita: “ma siete già in partenza? Quando vi siete svegliati?” – chiese Elena.

Risposero che avevano fatto colazione in tenda e che in mezz’ora avevano già preparato tutto ed erano pronti per partire.

Ridettero simpaticamente di noi e si incamminarono; a quel punto capimmo che noi col tempismo eravamo davvero pessimi, non ce la potevamo proprio fare. E’ anche vero, però, che vedere Tania e Lorenzo incamminarsi così entusiasti ci diede la carica e la motivazione necessaria per alzarci da quel tavolino ed iniziare a preparare le ultime cose, per poi finalmente partire.

Gli ultimi preparativi

Ci alzammo, mezzi congelati, da quelle rigide panche che in quel momento ci sembravano le più comode al mondo. Non credo fossimo davvero pronti psicologicamente quella giornata al solo pensiero di dover fare (teoricamente) almeno trentatre chilometri.

 

Ognuno allora prese un po’ la sua strada e si sistemò per la partenza.

Io sciacquai la moka e gettai la spazzatura, mi infilai il paio di scarpe ed ero già pronto, allora mi rimisi ad aspettare gli altri ragazzi attorno al tavolino.

Ci impiegarono un po’ ma a me non importava, l’importante era avere la loro compagnia un altro giorno e continuare a condividere emozioni insieme.

 

Al che mi raggiunse Simone, Elena e Matteo. Lentamente poi vedemmo arrivare anche Altea ed Andrea, i quali stesero la cartina sul tavolo da ping pong e si misero a consultarla, cercando di valutare quali fossero le “strade” migliori da percorrere.

I ragazzi che consultano la mappa

Nella confusione più totale, stettero in piedi a consultarla per svariati minuti senza arrivare ad una conclusione, e allora Elena (da saggia camminatrice) decise che era arrivata l’ora di partire. Beh, effettivamente c’eravamo alzati a un quarto alle sei, si erano fatte le otto e quindici e ancora ci trovavamo lì, al camping “La Futa”.

Camping “La Futa” – punto di ripartenza

Andrea ripose la cartina nello zaino, tutti noi ci lanciammo uno sguardo di incoraggiamento, tirammo qualche profondo sospiro ed iniziammo la nostra quarta tappa, salutando il gentilissimo staff del camping “La Futa”.

 

L’uscita dal campeggio era in salita, ovviamente, e Simone si lasciò andare ad un commento spontaneo: “se partiamo così però…” – scoppiammo tutti in risate. Dovevamo prenderla con filosofia, non potevamo permetterci di avere l’umore basso quella mattinata con tutti quei chilometri che ci aspettavano!

Continuammo a camminare per un breve tratto su asfalto e poi ci addentrammo, di nuovo, indovina un po’ dove? Nella foresta!

Ne fui ovviamente estremamente felice, soprattutto per il caldo che quella giornata aveva in serbo per noi e poi perché dalla foresta potevamo ammirare paesaggi bellissimi.

Percorremmo vari chilometri di piacevole benessere tra la leggera brezza secca che smuoveva le foglie e i bellissimi raggi di sole che filtravano tra gli arbusti, creando fasci di luce stupendi.

Camminando nella meravigliosa foresta

In tutto ciò, ovviamente, le ripide salite non mancavano mai. Ed un’altra cosa che imparai sulla Via Degli Dei fu proprio questa: se non sai dove andare, prendi la strada in salita.

Lessi questa frase su un gruppo Facebook tempo prima e ne ebbi la conferma, quelle salite uccidevano ma erano quasi sempre anche un buon pretesto per schiacciare una sana risata!

 

Tra serpeggianti stradine tortuose imbucate in mezzo alla foresta arrivammo, ad un certo punto, ad una piccola deviazione che indicava “punto panoramico a duecento metri”. Ammetto che riflettemmo a lungo se prendere la deviazione o meno, perché ogni piccola variante si sarebbe fatta sentire, ma alla fine decidemmo di lasciarci tentare perché probabilmente ne sarebbe valsa la pena, inoltre eravamo ancora belli freschi essendo partiti da poco!

Percorremmo ancora una volta una ripida salita per giungere al punto panoramico e, una volta arrivati, la vista fu semplicemente incredibile!

La meravigliosa vista che ci ha regalato quel punto panoramico

Ci sdraiammo al suolo e ci godettimo la vista mentre ci gustavamo qualche barretta energetica e ci facemmo scattare qualche foto ricordo da altri viandanti lì presenti.

Ancora l’umore era bello alto!

Passammo lassù una buona manciata di minuti per poi riprendere il cammino al richiamo del sole – ci stava letteralmente cuocendo.

La meravigliosa foresta lucente

Tornammo giù per la rampa e ci infiltrammo nuovamente nella foresta verde.

Quella boscaglia aveva un sapore diverso dalle altre, seppure tutte fossero meravigliose.

I sentieri erano tortuosi, i colori delle foglie estremamente verdi e luminosi, i tronchi degli alberi così marroni e così alti che creavano un contrasto perfetto con la tinta delle foglie.

Mi sentii piccolo di fronte a tanta bellezza e di fronte alla potenza della natura.

La meravigliosa foresta

La meravigliosa foresta

Mi lasciai incantare e, ancora una volta, decisi di discostarmi per qualche minuto dal gruppo in modo da poter assaporare quel magico momento in solitudine. L’aria che si respirava lassù, poi, era estremamente pura e fresca – mi stava piacendo tutto di quella giornata!

 

Mi ricollegai, dopo qualche minuto, al solito gruppo e seguii i loro passi sotto i piacevoli e rilassanti suoni della natura.

Il percorso, a quel punto, era tutto un alternarsi tra foresta e chiazze di luce in mezzo all’aria aperta e ogni tanto notavamo anche qualche viandante sorpassarci o venir sorpassato da noi.

 

Continuando a marciare in mezzo alla ricca vegetazione facemmo poi una breve pausa in un punto focale del cammino che mi fece riflettere.

Quel punto fu speciale perché incontrammo un semplice sgabello con una scatola posta al di sopra che citava le parole: “prendi quello che ti serve, lascia quello che vuoi”.

Queste erano le cose che mi facevano sorridere lungo il cammino

Mi fece sorridere e mi fece emozionare; capii ancora di più il vero valore di quel cammino e di quello che mi stava dando. Il cammino era condivisione; la fatica si tramutava in ricompense tra viandanti e ci si aiutava a vicenda. La solidarietà tra viaggiatori era evidente e quella magica scatola me ne diede la certezza.

Tutti si fermarono a fare foto e ad ammirare quel bel momento. Altea ne approfittò anche per lasciare qualche oggetto e scambiarlo con qualche gustosa caramella.

 

Notammo che all’interno del contenitore c’era tutto ciò che poteva venire in soccorso ai viandanti: cerotti per vesciche, fazzoletti, pomate, qualche snack, penne, carta.. Mi emozionai davanti tanta bellezza, era simbolo di condivisione e solidarietà: quel cammino mi stava facendo impazzire.

Specialmente dopo il periodo che avevamo trascorso in lockdown: essere in grado di poter condividere e ricollegarci fu un bellissimo momento che assaporai al meglio, ricordando ancora una volta a me stesso di non darlo per scontato e di farne tesoro.

Scattai una foto ricordo assieme al mio cartello, il quale rispecchiava perfettamente il concetto di condivisione – poi ci rimettemmo lo zaino in spalla e riprendemmo per la “retta” via.

A perdersi nella quiete della foresta

Continuammo a camminare attraverso quella fitta, selvaggia lucente e ombrosa boscaglia. C’era un magico contrasto tra il verde brillante delle foglie e l’ombra che gli alberi offrivano, impedendo al sole di filtrare la luce tra essi.

In tutto ciò noi solcavamo il terriccio marrone situato in mezzo agli arbusti, il quale ci conduceva verso Bivigliano.

Qui il silenzio era tombale, non si sentivano neppure gli uccellini cantare, tant’è che a quel punto decisi di allungare il gruppo e far partire una registrazione di quella magica e surreale atmosfera.

In mezzo a quel meraviglioso paesaggio trovammo rocche abbandonate e simpatici cartelli stradali a spezzare la piacevole monotonia del paesaggio.

Cartelli stradali in mezzo alla foresta

Dove la natura riprende ciò che le appartiene

Trascorremmo parecchie ore in mezzo a quella foresta mentre il tempo scorreva senza nemmeno rendercene conto.

Non eravamo neanche a metà tappa ed erano già le tredici del pomeriggio, mentre la nostra guida segnava ancora parecchi chilometri davanti a noi!

Una triste perdita

Sbucammo lentamente da quella meravigliosa vegetazione ed iniziammo ad assaggiare i meravigliosi paesaggi toscani. Ricordo questa tappa con estremo piacere in quanto i paesaggi della regione fiorentina furono davvero splendidi e mi lasciarono senza parole!

 

Qui vallate su vallate sotto il sole cocente ci accompagnavano; esse erano le nostre uniche ricompense dato che il sole e le strade ghiaiate ci stavano letteralmente cuocendo!

Le bellissime vallate toscane

Proprio lungo quei sentieri pietrosi in salita e discesa mi resi conto (ormai troppo tardi) di aver perso il cartello che portavo appresso. Fermai i miei compagni e glielo dissi.

 

Essi pensavano fosse uno scherzo ma poi scoprirono che ero serio e allora dissero che non era possibile continuare senza esso: erano davvero dispiaciuti ma potevo averlo perso cinquecento metri o quattro, cinque, sei chilometri prima e l’idea di tornare a cercarlo non era certamente una buona opzione.

Dunque, per quanto dispiaciuti fossimo, decidemmo a malincuore di proseguire sperando che qualche buona anima l’avrebbe poi ritrovato e ce lo avrebbe restituito.

E poi come se non bastasse: via d’asfalto!

Camminando sotto il cocente sole pomeridiano

Quella tappa, a quell’ora specialmente, ci stava letteralmente sbriciolando. Sudavamo litri di liquidi e cercavamo disperatamente di salvare acqua e la cercavamo imperterriti.

 

A quel punto incontrammo due ragazze fiorentine che avevamo intravisto di sfuggita nei giorni precedenti, anche loro in cammino. Facemmo conoscenza e gli dicemmo del mio cartello perso, le chiedemmo se lo avessero visto e ricevemmo la risposta più dolorosa: “sì, era per terra qualche chilometro fa”.

Al che sorse una legittima domanda, come diavolo avevano fatto a trovarlo essendo esse davanti a noi? Quella domanda rimase un mistero, sta di fatto che ci dissero che pensavano ce ne fossimo stancati e che l’avevamo lasciato appositamente là.

Non ci potevamo credere, ma di certo non era colpa loro.

Piccoli segnali di speranza

Dunque un’altra brutta mazzata ci colpì ma non era tempo di farci cascare l’umore.

Passeggiando lungo il cocente sole delle quattordici e quindici sull’asfalto, il quale ci stava conducendo alla ormai vicina Sant’Agata, un piccolo bruchino colorato mi attraversò la strada.

Il bellissimo e colorato bruco che mi attraversò la strada

Niente di speciale, potresti pensare, eppure in quel momento di estrema stanchezza e spossatezza fu un bel segnale di speranza. Mi fermai ad osservarlo facendo cenno ad Elena, in quel momento capofila, e gli scattai una foto. Lo trovai estremamente carino e simpatico! Dopo quella breve sosta forzata però, riprendemmo la via perché ormai soltanto un paio di chilometri ci separavano dal fatidico paese di arrivo, il quale secondo la guida sarebbe stata la fine della quarta tappa.

 

Stringemmo i denti e ci lasciammo scivolare addosso il sudore che lentamente solcava le nostre pelli come aghi da cucito: eravamo davvero esausti e quell’asfalto ci stava ammazzando.

A quel punto ci eravamo separati perché ognuno ormai cercava di pensare ai propri pensieri per distrarsi il più possibile: eventuali parole al vento ci sarebbero costate care.

Sant’Agata

In arrivo a Sant’Agata

Consumammo quel fastidioso cemento tra serpentine strade finché sbucammo, molto lentamente, davanti al cartello d’ingresso del prossimo paese, il quale citava: “Sant’Agata” – fummo quasi commossi alla vista.

 

Sorpassammo il ponte che oltrepassava un piccolo fiume e ci mettemmo ad osservare per qualche minuto un uomo che stava pescando in solitudine: la rilassatezza con cui lo faceva ci fece un po’ di invidia.

L’uomo che pescava rilassato nel fiume

Poi proseguimmo quando incontrammo anche Chiara con la sua bellissima cagnolina, le quali stavano facendo una breve pausa acqua al fresco e all’ombra delle porte d’ingresso al paese.

Fu piacevole rincontrarla e percorremmo gli ultimi metri insieme.

 

Facemmo un’ultimo sprint arrancando e strisciando quasi le ginocchia al suolo quando sbucammo finalmente nella piazza del borghetto: era desolato, con soltanto qualche vecchietto in vista e tutti i negozi erano chiusi.

Io, Elena, Chiara e la sua cagnolina ci sedemmo allora sulle panchine ad aspettare Simone, Andrea ed Altea rimasti indietro e io, intanto, ne approfittai per arieggiare i miei piedi dato che sprigionavano una puzza davvero terribile.

Dopo qualche decina di minuti eccoli arrivare: stanchi ed addolorati proprio come noi!

Avemmo la decenza di lasciarli riposare qualche minuto e poi decidemmo di incamminarci verso il supermercato locale per fare rifornimento d’acqua e di qualche barretta energetica e frutta.

 

Il caldo, quel giorno e a quell’ora, ci stava demolendo.

Pausa rigenerativa al parchetto

Arrivammo al supermercato locale dopo una manciata di minuti essendo (per fortuna) distante poche centinaia di metri.

Dopo aver rifornito nuovamente i nostri zaini, decidemmo poi di fare una “breve” sosta in un tranquillo parchetto verde situato proprio lì vicino; quella fu la nostra rovina ma è anche vero che ne avevamo davvero bisogno!

Gettammo con cattiveria al suolo gli zaini e ci stendemmo come cadaveri caduti in guerra, la situazione era la seguente:

Noi, esausti al suolo

A quel punto le nostre energie erano davvero basse e i dolori lungo il corpo si iniziavano a far sentire parecchio! Al che Andrea chiese gentilmente a Simone se avrebbe provveduto a fargli un massaggio con tanto di pomata “Osteo Dolor” (quella non mancava mai, ovviamente). Scoppiammo in una risata complessiva alla domanda ambigua di Andrea ed alla successiva reazione di Simone.

Quelle risate racchiudevano tutta la nostra stanchezza ma anche il nostro divertimento.

 

A quel punto Simone cedette al povero Andrea, il quale era davvero dolorante, e procedette col massaggio.

Andrea dolorante e Simone che si fa due risate

Nel mentre, Elena pose una fatidica domanda al gruppo: “allora che facciamo? Proseguiamo verso Bivigliano o ci fermiamo qua?” La domanda che nessuno di noi voleva sentire in quel momento, ma dovevamo affrontarla.

Ci fu un momento di silenzio imbarazzante accompagnato dal sorriso pungente di Elena.

Nessuno di noi avrebbe davvero voluto proseguire e, di getto, valutammo di fermarci. Poi però valutammo che, se ci fossimo arrestati, quei chilometri ci sarebbero toccati il giorno seguente e preferivamo sinceramente anticipare l’arrivo a Firenze in modo da poter arrivare più rilassati e goderci la cena, piuttosto di arrivare tardi arrancando.

 

Erano già le quattro del pomeriggio e non avevamo molto tempo per scegliere: sarebbero mancati ancora circa quindici chilometri per Bivigliano e il tempo non era dalla nostra parte.

Poi, un po’ per disperazione e un po’ per farci coraggio, decidemmo di proseguire per Bivigliano. Fu una decisione che fece male a tutti ma andava comunque fatta e decidemmo di non pensarci. Cosa ci sarebbe aspettato in seguito ancora non lo sapevamo.

La magia dei paesaggi toscani

Ecco perché adoro la Toscana!

Se la vita aveva deciso di farci un regalo, ce lo fece al momento giusto.

Poco dopo aver ripreso la via verso la destinazione della quarta tappa, infatti, i paesaggi toscani ci lasciarono incredibilmente a bocca aperta: dai meravigliosi colori delle campagne circostanti, ai bellissimi sentieri e alle decorate abitazioni sparse un po’ qua e là in mezzo al nulla totale. Era davvero suggestivo.

I paesaggi ci stupivano sempre più!

Ci facemmo strada lungo qualche chilometro d’asfalto e poi prendemmo una stradina ciottolata che seguiva il cielo: era talmente in pendenza che sembrava il sentiero per il paradiso. Camminammo in salita per Dio solo sa quanto e nel mentre cercammo di battere la stanchezza parlando del più e del meno; è proprio lì che, chiacchierando con Elena, scoprii che la Via Degli Dei non prese quel nome perché percorsa da antichi Dei in passato (come credevo), ma semplicemente perché attraversava vari monti dedicati ad antichi Dei. Mi imbarazzai della mia ignoranza e ci facemmo una sana risata!

 

Salendo e salendo e salendo, arrancando in cima iniziammo finalmente a vedere la vetta e attendemmo Simone e Andrea, mentre Altea invece si trovava poco più avanti di loro.

Quando ci raggiunsero, rallentammo il passo e ci lasciammo incantare da tanta bellezza. Lassù era pieno di bellissime rocche cresciute in mezzo al verde, dove la natura faceva da protagonista assieme a tantissimi animali.

Semplicemente incantevole

Quel sentiero lo ricordo ancora come uno dei più belli della Via Degli Dei: incantevole, in quanto c’era questa bellissima stradina ghiaiata con, da un lato queste bellissime abitazioni e, dall’altro, un bellissimo prato verde con una splendida vista.

Ci lasciammo piacevolmente incantare e facemmo una breve pausa approfittandone per fare rifornimento acqua grazie ad una fontanella presente nelle vicinanze.

Bellezza da togliere il fiato!

Erano ormai le sei e trenta del pomeriggio e mancavano ancora parecchi chilometri.

Io non ne avevo la più pallida idea di quanti ne mancassero, perciò ero estremamente di buon umore. Tant’è che non sentivo più la stanchezza e rivelai a Simone che i paesaggi e la natura incantevole mi stavano aiutando in maniera concreta a godermi il cammino e a diminuire la mia spossatezza. Ridacchiò ma poi mi dette ragione, si lasciò travolgere anch’esso ed iniziò a far suonare le sue canzoni preferite facendo partire la sua playlist sul cellulare.

 

A tal punto tutti noi ci ricollegammo in assenza di Matteo, il quale ci aveva lasciato qualche chilometro prima perché anche a lui ogni tanto piaceva staccarsi dal gruppo e godersi il cammino in solitudine (scoprimmo poi la sera che esso si era fermato a Sant’Agata e che avrebbe fatto la tappa più lunga il giorno seguente).

 

Ora eravamo dunque tutti assieme, a camminare sulle note della playlist di Simone che ci mettevano una carica non indifferente.

La luce iniziava lentamente a calare e questo rendeva tutto più speciale.

Le immense vallate toscane sprigionavano una bellezza infinita e rimanemmo tutti estremamente affascinati da quei meravigliosi paesaggi che stavamo ammirando.

Le meravigliose strade ghiaiate in mezzo alla natura

Sorprese lungo il cammino

Erano ormai quasi le sette di sera e diversi chilometri ancora ci separavano dalla destinazione. Le stradine tortuose immerse nella vegetazione e l’idea di essere in mezzo al nulla, però, ci piaceva troppo (per lo meno a me) e mi stavo godendo a pieno quella giornata che finora si era rivelata la migliore.

C’era una pace infinita!

Camminando tra quei magici sentieri, poi, incontrammo un’altra bellissima sorpresa tipica della Via Degli Dei che avevamo notato in mattinata: un tavolino che conteneva cibo e acqua a favore dei viandanti. Fu emozionante ancora una volta vedere quanta bontà e spirito di condivisione c’erano su questo cammino.

Non potevo far altro che sorridere ed esserne estremamente grato: in quel momento riacquistai fiducia nel genere umano e pensai ancora una volta: “quanto è bella la vita”.

La bellezza del cammino!

Altea ne approfittò per prendere un pacchettino di “Tuc” e qualche succhino, uguale fece Simone. Ci scattammo una foto, in dolce compagnia di qualche bellissimo cavallo situato nella stalla a fianco; era un bellissimo posto di campagna disperso nel nulla. Non sapevo chi fosse l’artefice dietro quella bellissima sorpresa ma ne fui estremamente grato.

Proseguimmo col calar del sole mentre Elena ed Altea iniziarono ad accelerare il passo comunicandoci che, se non ci fossimo sbrigati, non saremmo arrivati in tempo.

Esse, nel mentre, contattarono per sicurezza il camping di arrivo accertandosi che ci sarebbe stato posto per noi anche se fossimo arrivati tardi.

Notizie inaspettate

Sotto la luce che iniziava ad affievolirsi uscimmo per un breve tratto da quelle meravigliose campagne percorrendo qualche metro di strada cementata la quale, terminata, ci mise di fronte ad un bivio che si rivelò fatale.

Da un lato le indicazioni della Via Degli Dei che suggerivano di svoltare a sinistra, dall’altro una strada dritta senza indicazioni. Ovviamente io avrei seguito i cartelli ma Andrea e Simone constatarono la cartina e notarono che essa segnava il percorso inverso, ovvero proseguire dritto ed ignorare le indicazioni.

 

Ci fu un pacifico dibattito a cui non partecipai in quanto a me l’idea di perdermi, non toccava affatto, anzi mi eccitava! Alla fine avevamo acqua e cibo a sufficienza per la notte e l’idea di caricare il cellulare non era affatto tra le mie priorità.

Per qualche strano motivo ci fidammo di Simone e Andrea e proseguimmo dritto verso quella strada ignota e priva di indicazioni.

Questo fu l’esatto punto dove ci perdemmo

Ore sette e quarantacinque di sera: ora, dato che avevamo preso una strada diversa (sbagliata), non sapevamo nemmeno quanti chilometri ci mancavano e ci restava circa un ora e mezza di luce.

Io a quel punto fui estremamente felice e sorridente e non facevo altro che morir dal ridere, in quanto Andrea continuava a lamentarsi del suo dolore al ginocchio e io continuavo a ripetergli che presto saremmo arrivati.

I suoi sguardi di odio nei miei confronti mi fecero sbellicare dalle risate e mi misero di buon umore, anche se ammetto che lo stavo evidentemente tentando un po’ troppo!

 

Ore otto di sera: ci avventuriamo per questa stradina ghiaiata su per le colline toscane attorniati da bellissime vallate verdi al calar del sole.

C’eravamo solo noi e la natura

Commentai quel bellissimo momento: “mal che vada, piantiamo le tende qui!”, con un sorriso da orecchio a orecchio.

Andrea continuava a guardarmi con odio profondo mentre Elena, come me sempre positiva, mi supportò e infierì contro Andrea. Iniziavamo a divertirci ancor più.

 

A quel punto avemmo la conferma del fatto che ci eravamo effettivamente persi in quanto non trovavamo più il punto sulla cartina.

Il telefono non prendeva e non avevamo proprio idea di come avremmo potuto fare e come sempre, quasi a farlo apposta, un angelo custode venne in nostro soccorso. Sentimmo il rumore delle ruote di una macchina sulla ghiaia: qualcuno stava risalendo per quel sentiero.

 

Ci sentimmo baciati dalla fortuna quando, fermando la signora e chiedendole informazioni, ella ci disse che non eravamo troppo distanti e che avremmo dovuto proseguire dritto verso un casolare abbandonato a qualche centinaio di metri da lì. Fu la nostra salvezza.

 

A tal punto non potevo che sferrare qualche altra mia battuta sarcastica a favore di Andrea: “dai che manca poco!” – gli dissi. Mi pietrificò con gli occhi e mi mandò a cagare.

La luce stava scomparendo sempre più velocemente!

A quel punto del cammino avevamo davvero bisogno di farci forza a vicenda e ripensai a come la condivisione era ciò che ci aveva sempre salvato fino a quel momento. Allora tirai fuori la tavoletta di cioccolato “Novi” che avevo precedentemente comprato al supermercato e dissi a tutti di fermarsi un minuto e prenderne un pezzo (almeno Andrea, forse, mi avrebbe perdonato).

Presenza indesiderate

Io ed Elena eravamo a capofila a tenere alto l’umore e il passo e a quel punto successe qualcosa di magico e inaspettato!

Sentimmo qualche strano verso provenire da qualche parte del bosco e ci allarmammo un poco, poi sentimmo qualche suono provenire dalle foglie. Ci raggruppammo e proseguimmo lentamente.

I versi si intensificarono e presto scoprimmo da dove venivano. D’un tratto, infatti, una piccola mandria di cinghiali ci attraversò il sentiero, proprio a qualche metro da noi! Per me fu un’emozione, ignaro del fatto che essi possono essere pericolosi.

Fu entusiasmante ma ci fece anche riflettere che forse non era proprio una buona idea piantare la tenda lì, in quelle campagne di collina.

 

I mammiferi scomparsero in fretta e furia e si rintanarono da qualche parte a lato del sentiero. Alchè Andrea prese le redini del gruppo, sbatté i piedi al suolo per cercare di spaventarli e, molto cautamente, proseguimmo dietro lui con la paura che saliva dalle nostre schiene.

Ero terrorizzato ed estremamente eccitato allo stesso momento!

 

Tutto andò liscio e dei cinghiali non ci fu più traccia. Ero estremamente contento perché non ne avevo mai visto uno in vita mia ed avevo letto che sulla Via Degli Dei si sarebbero potuti incontrare, che emozione!

Quello servì a risollevarci ancor più il morale e a proseguire per qualche centinaio di metri, finché un’altra meravigliosa sorpresa ci aspettò.

Un regalo sul cammino

Io ed Elena ancora una volta ci trovavamo a far fronte al gruppo un po’ distaccato da noi.

Eravamo in silenzio a goderci i suoni della natura, l’infinita calma e l’incredibile orizzonte che si stava spegnendo al tramontar del sole.

 

Ancora una volta, sentii qualcosa muoversi piuttosto rapidamente davanti a me sul lato sinistro del sentiero: non feci in tempo a processare l’informazione che vedetti in un batter d’occhio un bellissimo ed altissimo cerbiatto scorazzare velocissimo tra i prati in mezzo agli alberi della foresta collinare.

Rimasi pietrificato e mi vennero i brividi alla schiena e alle braccia: non avevo mai visto un cerbiatto in natura prima d’ora!

 

Rimasi senza parole per qualche istante finchè gridai silenziosamente ad Elena: “oddio! Ma l’hai visto anche tu?” Con un estremo sorriso presente sul volto.

Ella rimase spiazzata perché se l’era perso. Glielo raccontai e iniziò, da quel momento, a drizzare le orecchie e gli occhi. A tal punto proseguimmo un poco e lei ne addocchiò un altro! Stavolta a perdermelo fui io stesso.

Intanto la luce scompariva dietro i monti!

Procedettimo chiedendo allora al gruppo se avessero visto qualcosa: negativo.

Allora li informammo e furono piuttosto stupiti, a tal punto anche loro si fecero più attenti e si aggregarono nuovamente a noi.

Procedemmo insieme a passo celere sotto il cielo azzurro scuro che vedeva il sole lentamente sparire; dovevamo sbrigarci.

 

Ore otto e quarantotto di sera: il sole stava scomparendo dietro i monti e sentivamo la pressione di arrivare a destinazione; ormai non mancava troppo ma il fatto di trovarci ancora in mezzo al bosco ci preoccupava un poco.

Tentammo di ignorare il pensiero e di proseguire velocemente ma non potevamo non fermarci a scattare qualche foto di quel magico momento e godercelo a pieno.

Stavo vivendo tante emozioni stupende quella giornata e ancora una volta dissi a me stesso: “ok, questa è la miglior tappa fin’ora! Non c’è niente che possa batterla”.

Arrivo a Bivigliano – destinazione quarta tappa

Continuammo sotto al bagliore scuro degli alberi in mezzo alla foresta per svariati minuti quando uno spiraglio di luce si presentò davanti ai nostri occhi!

Era tutto vero? Un grande stupore si fece sentire tra noi, soprattutto perché i nostri corpi sentivano davvero la stanchezza dopo quasi quarantatré chilometri di cammino su e giù per le colline.

Accelerammo dunque il passo fermandoci soltanto qualche breve istante per accarezzare qualche dolce pony presente in una piccola stalla vicino all’imbocco della strada e l’uscita della foresta.

 

Ce l’avevamo fatta! (O quasi). A quel punto proseguimmo dritti per la strada tortuosa che portava a Bivigliano.

Non stavamo più nella pelle all’eccitazione di poterci sfondare di cibo e dormire beati sopra un dolce terreno. A quel punto stavamo arrancando ma eravamo fieri di quello che stavamo per compiere; qualche metro più tardi vedemmo il cartello che citava “Bivigliano” e non ci potevamo credere.

Aumentammo il passo, svelti come lepri all’emozione di essere arrivati. Erano le ore ventuno e zero otto: la tappa più lunga della nostra vita. Sulla sinistra potevamo vedere qualcosa che assomigliava tantissimo ad un campeggio: era il nostro.

Brutti ed esausti ma estremamente felici!

Eravamo arrivati!

Urla di gioia e brividi! Ci scattammo qualche selfie davanti a quel maledetto cartello che ci era costato quarantatré chilometri e tredici ore di cammino. Eravamo esausti ma incredibilmente fieri di noi.

Ingresso al campeggio

Continuammo a percorrere gli ultimi metri di strada che ci avrebbero portato all’ingresso del campeggio sotto un cielo ormai tutto buio e con il bagliore delle luci arancio date dall’illuminazione pubblica.

Raggiungemmo l’ingresso (che tanto per cambiare era situato sul retro e dunque ci costò altri duecento metri di cammino) ed entrammo come vincitori di guerra.

Gettammo con cattiveria gli zaini al suolo e aspettammo qualcuno che ci venisse in soccorso: non avevamo le forze per andarlo a cercare.

Quel qualcuno presto arrivò, vedendo i nostri volti straziati.

 

“Ma siete voi quelli della Futa?” – ci chiese il gestore.

“Ssss..ì, ssssiamo noi” – rispondemmo esausti.

 

Provò compassione e ci mostrò il nostro posto tenda indicando una leggera montagnola raggiungibile con qualche scalino, lo guardammo con odio simpatico e ci sorrise dicendoci che, in cambio, avrebbe potuto aprire la piscina solo per noi.

Con quella risposta si era fatto perdonare.

 

Raggiungemmo la piazzola: era ricca di sassi. Non avendo portato nessun materassino per dormire sicuramente la nottata non sarebbe stata affatto comoda, ma questo ormai era l’ultimo dei problemi, a me importava soltanto mangiare e dormire.

Il ragazzo ci chiese se avessimo bisogno d’altro e gli dicemmo di prenotare un tavolo al ristorante; egli procedette e noi, intanto, ci sdraiammo al suolo esausti ma soddisfatti.

 

Non avevamo le forze per lavarci e tantomeno per montare le nostre tende ma qualcuno lo doveva fare. Decidemmo allora di farci forza a vicenda e ci aiutammo l’un l’altro.

Ci impiegammo qualche minuto, dopo di ché Altea fece partire le scommesse su quanti chilometri avessimo, secondo noi, percorso. Le risposte variarono tra i trentacinque e i quarantacinque chilometri; ce li comunicò: sessantuno mila e quarantuno passi per un totale di quarantatré virgola sessantadue chilometri.

Non ci potevamo credere. Sorridemmo esausti ed un’estrema sensazione di soddisfazione ci pervase il corpo e la mente. Eravamo stati bravi e ci complimentammo a vicenda.

Soltanto a quel punto corremmo zoppicando al tavolo del ristorante che avrebbe chiuso da lì a mezz’ora.

La cena

Ci sedemmo al tavolo e la cameriera, per compassione, ci portò immediatamente dell’acqua naturale; poi la interrompemmo chiedendole di portarci la solita bevanda del pellegrino: birra! (in qualche modo dovevamo ricompensarci).

 

Ci sedemmo al tavolo esclamando un comune “ahhh” di sollievo al poggiare le nostre chiappe su quelle sedie che ci sembravano le più comode al mondo.

Leggemmo il menù con gli occhi semichiusi e ordinammo cibo a quantità industriali: eravamo davvero, davvero affamati quella sera. E allora via di antipasti, di salumi e formaggi, più pizze giganti e super farcite per ognuno di noi.

Ci fu un silenzio tombale: eravamo troppo impegnati a divorare qualsiasi briciola si presentasse davanti a noi sul tavolo ma ti posso assicurare che ci godemmo davvero a pieno quel cibo e quella cena, nonostante non fosse della migliore qualità.

Queste di seguito, erano le nostre facce durante il pasto:

Affamati ed esausti

La cena proseguì e terminò piuttosto in fretta, a quel punto la stanchezza si era moltiplicata e volevamo soltanto correre a dormire. Lentamente andammo a pagare e ci dirigemmo alle nostre tende, con Simone che rimase al tavolo per digerire i chili di cibo che aveva ingerito assieme a noi.

 

L’idea della piscina a quel punto svanì velocemente dalle nostre menti, in quanto l’idea di dormire era troppo attraente.

Quella sera non avevo più forze per fare nulla e tralasciai di aggiornare il mio taccuino da viaggio, lo avrei fatto piuttosto il mattino seguente.

Lacrime di gratitudine

Mi scusai coi ragazzi comunicandogli che avevo bisogno di dormire, mi dissero che non c’era problema e che a breve si sarebbero addormentati pure loro.

Impiegai poco ad infilarmi nel comodo sacco a pelo e a rinchiudermi nella mia tana. Spensi la torcia e abbandonai da qualche parte il cellulare.

 

Mi stesi al suolo notando quanto scomodo fosse dormire su quella piazzola ricca di pietre che mi pungevano la schiena ma, ancora una volta, l’importante era dormire ed ero sicuro che lo avrei fatto ugualmente!

 

Mi stiracchiai le ossa con un leggero sorriso spontaneo e gli occhi socchiusi, tipico di quando ti metti a letto dopo una lunga e faticosa giornata, contento di avercela fatta e di essere finalmente appoggiato al materasso: aspettavo quel momento da tanto tempo quel giorno.

 

Quella tappa, quella sera, fu la ciliegina sulla torta della Via Degli Dei.

Rimasi in silenzio ascoltando il rumore delle foglie che oscillavano tra gli alberi e mi lasciai andare a qualche spontanea lacrima leggera.

Era un pianto di gratitudine, di gioia, di soddisfazione, di beatitudine e anche un po’ di malinconia, anzi parecchia malinconia. Sapevo che quello sarebbe stato il penultimo giorno insieme a quelle persone, assieme ad Andrea, Simone, Elena e Altea.

 

Pensai che la vita aveva deciso di farmi un regalo e la ringraziai per avermi fatto conoscere quelle persone proprio in quel momento, proprio in quel cammino ed aver condiviso la Via Degli Dei con loro.

Avevamo condiviso risate e dolori, tisane sotto le stelle e barrette di cioccolato. Per qualche motivo ci eravamo incontrati casualmente sulle strade fangose del cammino e avevamo deciso che saremmo entrati in sintonia da subito e che ci saremmo aggregati. Niente di tutto ciò era stato programmato e non potevo (non posso) far altro che esserne estremamente grato.

 

Mi asciugai le lacrime con la punta della manica della maglia e chiusi gli occhi pervaso da uno stato di felicità e gratitudine infinita, rendendomi conto che quello sarebbe stato soltanto l’inizio di una lunga serie di cammini.

Vuoi seguire il racconto delle prossime tappe della Via Degli Dei?

Seguimi su Instagram per restare sempre aggiornato! A breve online il resoconto della seconda giornata del cammino.

Hai trovato l'articolo interessante?

Se l’articolo ti è piaciuto e pensi che possa ispirare le persone, ti invito a condividerlo utilizzando uno dei pulsanti qua sotto e/o a lasciare un commento!

Viaggio per trovare la migliore versione di me stesso. Scrivo per condividere l'importanza di utilizzare il viaggio come strumento per conoscersi e superare i propri limiti.

Lascia un commento

About Be Adventurer

Nato a Ferrara, Italia, Be Adventurer è un blog di Alex Negrini.
Lo scopo principale del sito è quello di condividere e promuovere il viaggio utilizzato come mezzo di crescita.
Tutti i diritti riservati © beadventurerblog 2022.

beadventurerblog@gmail.com