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Via Degli Dei – tappa 2

Via Degli Dei – tappa 2

Da Brento (Bo) a Madonna Dei Fornelli (Bo).

Lo sapevi?

Da oggi puoi ascoltare i miei articoli! Se non sei un’amante della lettura potrai ora metterti comodo ed ascoltare ciò che ho da dirti.

Clicca sul titolo qua sotto per ascoltare il podcast interamente!

 

Buon ascolto!

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Durata

Sette giorni

Tipologia

Trekking

Budget

175 Euro

Introduzione

La nottata precedente Il tempo scivolò via decisamente troppo velocemente.

Sentimmo il bisogno di riposare ancora ma i galli richiamarono il nostro risveglio e ci fecero capire che era giunta nuovamente l’ora di partire.

 

Con estrema pigrizia ci raggomitolammo e stiracchiammo come ghiri appena usciti dal letargo. I dolori muscolari non sparirono, furono più presenti che mai, quasi come a ricordarci che pure quel giorno avremmo dovuto faticare, tanto.

 

Con gli occhi annebbiati dalla stanchezza iniziammo lentamente a smontare le tende, prestando attenzione a non infilzarci gli archi negli occhi (non ridere, ci mancò poco).

 

Terminai piuttosto rapidamente e dunque ne approfittai per fare colazione con un delizioso croissant e una barretta energetica, entrambi completamente frantumati dall’enorme quantità di oggetti presenti nel mio zaino. Poi preparai un rigenerante ed avvolgente caffè.

 

Ora fummo pronti per partire.

Circolo Monte Adone – punto di ripartenza

Cercammo in qualche modo di risvegliare le nostre articolazioni ma nulla, non vollero proprio contribuire. Eppure non avemmo tante opzioni se non quella di assecondare i dolori e rimetterci in carreggiata. Così facemmo.

 

Il gruppo quella mattina fu composto da Elena (bolognese viaggiatrice incallita conosciuta la sera precedente) e Andrea e Simone (due romani ai quali solo vederli scappava un sorriso, in senso positivo s’intende). La loro comicità non fece altro che animare i nostri giorni di buon umore.

 

Pertanto, col sorriso sempre stampato sul volto, partimmo.

Io e Andrea per le strade di Brento

Ci facemmo strada tra i serpentini tornanti che seguirono da Brento nel mentre Andrea e Simone fecero partire la prima diretta Facebook in cui fecero il resoconto della nottata precedente e proclamarono il buon auspicio della giornata a venire.

 

Soltanto dopo un paio di chilometri ci inoltrammo nuovamente in mezzo ai boschi, passeggiando in sentieri avvolti da rigogliosa vegetazione su ambo i lati.

Questi passaggi furono proprio i miei preferiti: lontani dalla civiltà ed immersi nei suoni della natura.

Io disperso in mezzo alla natura

Qui, a sorpresa e di soppiatto, ci raggiunse Altea: una giovane avventuriera che stette percorrendo il sentiero per il secondo anno, stavolta in solitaria.

Questo è uno degli aspetti che più mi piacque del cammino: quando meno te lo aspetti spuntano nuove anime e il più delle volte si aggiungono per condividere il percorso insieme.

Fu, infatti, il caso di Altea.

Foto scattata da Altea poco dopo averla incontrata – sullo sfondo io, Andrea e Simone che facciamo finta di orientarci sulla mappa

I suoni e i colori della natura in compagnia assunsero da subito un sapore ancora migliore!

Monzuno

Cartello di benvenuto a Monzuno

Tra salite e discese in mezzo alle foreste intervallate da tortuosi tratti stradali, sbucammo finalmente a Monzuno, il primo centro abitato della giornata nonché punto che segnò la metà della seconda tappa.

 

Qui venimmo accolti da un grazioso mercatino settimanale che affollava la strada principale del paesino. Fu una piacevolissima sensazione venire incitati dagli abitanti di Monzuno, ormai abituati a veder passare decine e decine di viandanti ogni giorno.

Mercatino settimanale di Monzuno

Ci batterono le mani e tentarono di farci credere non mancasse tanto al traguardo (avemmo ormai imparato, a quel punto, a disdegnare tali incoraggiamenti: il più delle volte erano parole buttate al vento, perché non erano loro a faticare).

La buttammo sul ridere e ne approfittammo per fare una breve pausa rigenerativa.

Nell’attesa rincontrammo i compagni di viaggio che acquisii la giornata precedente; questo è un’ulteriore aspetto che adoro della Via Degli Dei e dei cammini in generale: strada facendo c’è sempre chi rimane indietro e chi prosegue ma alla fine ci si rincontra tutti quando meno ce lo si aspetta. Fu una bellissima sorpresa!


Dedicammo una manciata di minuti alle presentazioni e poi condividemmo qualche buona e salutare risata in compagnia.

Io, Andrea ed Altea che veniamo incitati da un’abitante di Monzuno

Qualcuno ne approfittò per farsi timbrare le credenziali del pellegrino mentre altri girovagarono tra le bancarelle. Io scelsi di riposare le spalle dallo zaino ancora troppo pesante e mi rilassai il dovuto in piacevole compagnia di un po’ di cibo, ovviamente.

 

Dimenticavo: in tutto ciò Andrea e Simone importunarono i poveri venditori nel tentativo di spacciargli la ridicola quantità di medicine che si erano portati appresso dentro lo zaino. Pure le loro sacche erano vergognosamente gravose.

Si impegnarono a fondo, ma ne uscirono perdenti.

Avviliti decisero che fu giunta l’ora di ripartire: ci stiracchiammo e, con scoraggiante lentezza, ci alzammo in piedi e riprendemmo la marcia.

Paesaggi da cartolina ed ecovillaggi

Le bellissime colline bolognesi!

Lasciandoci alle spalle Monzuno facemmo lentamente sfumare l’aria “cittadina” e ci gettammo a capofitto nella natura: tra prati verde smeraldo e colline variopinte.

Passeggiare tra la la vegetazione si rivelò più rilassante che mai!

 

Ricordati inoltre che, parte della bellezza della Via Degli Dei, sta nelle sorprese che riserva.

Marciando tra il verde dei boschi, infatti, ci lasciammo incuriosire da una dolce melodia che suonava i Pink Floyd. Come piccoli topolini incuriositi seguimmo le note musicali e, furtivamente, sbucammo all’ingresso di un meraviglioso ecovillaggio.

Parte dello splendido ecovillaggio

Maracas, tamburelli: da questa immagine si può immaginare la bellezza e l’energia di quel posto!

Per chi non ne fosse a conoscenza, un ecovillaggio è una “comunità” dove gli abitanti vivono in armonia con la natura, cercando di creare un modo di vivere più sostenibile e pacifico. Questo era davvero un paradiso.

Non a caso proprio qui incontrammo Vagamondo! Sì proprio lui, quel pazzo che ha fatto il giro del mondo senza prendere un solo volo aereo.

 

Non potemmo disdegnare l’odore invitante delle palline di cocco e cioccolato e del rinfrescante tè verde preparato naturalmente dallo staff del Progetto Meraki.

Ci lasciammo ipnotizzare dai viaggi di Carlo Taglia (in arte Vagamondo) e assorbimmo tutta l’energia di quel meraviglioso posto immerso nella natura, sulla base di una playlist reggae degna di nota!

Ascoltando le storie di Vagamondo – da sinistra: io, Simone, Matteo, Andrea, Claudia e Giuseppe

I nostri corpi avrebbero voluto davvero fare le radici sul prato dell’ecovillaggio data la nostra spossatezza; quella giornata però si stette facendo decisamente lunga.

Il numero di pause che compiemmo fino quel punto, infatti, ebbe già superato il numero di ore trascorse ed era ora di rimettersi in cammino.

 

Proseguimmo sotto il sole rovente ma pur sempre immersi nella natura quando iniziammo ad avvertire un certo languore allo stomaco.

Ci dovettimo fermare, questa volta per necessità.

I bellissimi sentieri che percorrevamo in mezzo alla natura

Addocchiammo uno splendido spazio verde coperto dagli alberi e valutammo fosse il luogo ideale per un bel pranzo. Menù del giorno: riso e ceci! Credimi, non ho mai apprezzato a tal modo quegli ingredienti.

 

Nel mentre preparammo il nostro pranzo stellato, Elena aiutò Andrea a stendere le sue magliette completamente inzuppate d’acqua per colpa di Simone (a detta di Andrea), il quale non gli aveva chiuso per bene il bocchettone della borraccia.

Io, Andrea e Simone che prepariamo il pranzo

Ci godemmo il cibo e la pace della natura, poi ci rilassammo e Andrea ne approfittò per ritrarre il momento con un dipinto.

Sempre noi tre nel mentre Andrea dipingeva

Era solito dipingere ad acquerello sul suo taccuino da viaggio scrivendo i suoi pensieri: disse che iniziò questa pratica tempo addietro così da poter mostrare i luoghi che visitava a suo figlio una volta tornato a casa.

Andrea concentrato a dipingere

Trovai questo gesto estremamente carino!

Natura, natura, natura

Prati verdi, fiori, colline: un paradiso!

Riprendemmo il cammino dopo esserci appisolati una buona mezz’ora; ora ci sarebbero aspettate salite e discese per le colline bolognesi con vedute assai appaganti.

 

La marcia fu davvero piacevole, camminare sotto l’ombra della vegetazione ci diede tanto sollievo e motivazione!

Sorpassammo boschi silenziosi alternati a qualche fattoria e qualche casetta sparsa qua e là. Nel mentre non facevo altro che ripetermi quanto sarebbe stato figo piantare la tenda sulla cima di una di quelle colline verdi lussureggianti.

 

Strada facendo raggiungemmo la cima del monte che stavamo percorrendo, arricchito da molteplici pale eoliche, e ne approfittammo per farci l’ennesima pausa e scattarci una bella foto ricordo.

Vicini al traguardo! Da sinistra: io, Altea, Andrea, Simone ed Elena

Accipicchia! Ogni volta ci scordammo la terribile difficoltà nel ripartire dopo esserci fermati; ormai però nulla ci poteva spaventare più ed iniziammo la discesa del monte. A quel punto, pochi chilometri ci separavano dalla destinazione.

Le ultime miglia le percorremmo su strade sterrate avvolte da prati verdi e palle di fieno.

I bellissimi paesaggi che ci circondavano durante il cammino

Qui, per l’appunto, rincontrammo Matteo! Viandante che condivise il percorso con noi per svariati tratti, il quale si stava godendo un delizioso spuntino in mezzo alla quiete collinare. Come biasimarlo!

Matteo che si gode il suo spuntino sulla palla di fieno

Ci fermammo per due chiacchiere e ci demmo appuntamento al campeggio dell’albergo Poli, la destinazione della seconda tappa.

Madonna Dei Fornelli – destinazione seconda tappa

Per far passare il tempo più velocemente e non badare alla fatica iniziammo il gioco degli animali, il che si rivelò un ottimo metodo dato che gli ultimi chilometri scivolarono via molto rapidamente!

Verso la meta della seconda tappa!

In un batter d’occhio, infatti, ci ritrovammo di fronte al cartello “Madonna Dei Fornelli”: avevamo portato a termine anche la seconda tappa!

 

Al nostro arrivo ci aspettò una splendida sorpresa: passammo a fianco della birreria locale e ritrovammo parecchi viandanti incontrati la giornata precedentemente.

Promettemmo che avremmo piantato le tende in fretta e furia e poi li avremo raggiunti.

Al campeggio, poi, rivedemmo ulteriori camminatori e già prospettai una serata indelebile. Ne fui davvero entusiasta.

 

Impiegai una buona manciata di minuti per piantare e stabilizzare la mia tenda: nonostante fosse il secondo giorno ancora ebbi difficoltà a montarla. Ma fretta non ci fu e pian piano ognuno di noi raggiunse gli altri viaggiatori per condividere una rinfrescante e meritata birra in dolce compagnia.

L’atmosfera fu gioiosa e trascorremmo una buona oretta a parlar del più e del meno godendoci la magia del momento.

 

La cosa che più mi piacque fu la voglia di socializzare presente in ognuno di loro; dopo il periodo di lockdown che abbiamo vissuto ebbi una voglia immensa di assorbire nuovamente l’energia e i sorrisi delle persone. Mi sentii estremamente presente e fu bellissimo.

Condividendo birre con i viandanti ritrovati!

La cena

Ancora non lo sapevo ma la notte sarebbe stata ancora lunga e non avevo idea di cosa sarebbe successo in seguito.

 

A turno andammo a farci un avvolgente doccia calda nel camping dell’albergo Poli. Un’accoglienza magnifica, in cui avemmo l’occasione di piantare le tende in un giardino dedicato ed usufruire di tutti i servizi igienici a costo zero. Una vera perla della Via Degli Dei!

 

Profumati (si fa per dire) e rigenerati, quasi la totalità dei viandanti decise di coccolarsi con un delizioso pasto tipico al ristorante; io optai per la scelta più economica e mi affidai ancora una volta alle pratiche buste di riso Knorr (scherzo, le mie erano della Coop perchè meno costose).

Cucinando il mio classico risotto in busta

Prospettavo una silenziosa cena in solitaria quando ancora una volta ebbi la prova che in viaggio non sei mai e dico mai solo.

Spuntarono Claudia e Giuseppe i quali ebbero la mia stessa idea e si unirono alla mia cena: anche per loro risotto in busta (dell’Alìper però perché ancora più economico), già mi stavano simpatici!

 

Nel mentre bruciavo malamente il mio pasto al finto zafferano ne approfittammo per conoscerci meglio e fu uno spasso! I ragazzi mi fecero morire dalle risate e riuscimmo a trovare un sacco di interessi comuni, sopra a tutto l’estrema voglia di mettersi sempre in viaggio e all’avventura!

Riuscirono addirittura a cucinare un risotto più disgustoso del mio ma a quel punto la cena era passata in secondo piano e non importava.

 

Fantasticammo sulle bellezze del mondo e gli raccontai dei miei viaggi precedenti, quando lentamente gli altri viaggiatori iniziarono a rientrare al campeggio.

La sera

Trovo bellissimo come estremi sconosciuti possano entrare in sintonia così rapidamente tra loro in un periodo di tempo limitato. All’inizio tutti carini e cordiali, poi si entra in confidenza e la situazione degenera (in senso buono ovviamente).

 

La scena al loro arrivo si presentò infatti così: Andrea e Simone addetti a scoppiare le vesciche dai piedi di Anna e Chiara. Fu esilarante.

Dall’altra parte, invece, si ride e si scherza parlando del più e del meno. Ora eravamo circa una quindicina e l’atmosfera era ricca.

 

Ti ricordi il cartello che portai appresso? Non ti sarai mica dimenticato. Era giunta l’ora di condividere tisane sotto le stelle!

Faceva piuttosto fresco quella notte essendo a quota ottocento metri, dunque l’occasione era perfetta!

Poter preparare tisane calde per tutti fu un momento estremamente gioioso ed appagante per me. Preparammo litri d’acqua e ci godemmo le bevande sotto ad un cielo stellato meraviglioso.

Preparando tisane scopro che la bomboletta del gas è finita!

Quello era il secondo giorno ma io già mi ero innamorato di quel viaggio e di quelle emozioni. Era esattamente ciò di cui avevo bisogno dopo un periodo di lockdown non facile.

Fu speciale, magicamente speciale. Il tempo si fermò e continuammo a sorseggiare tisane a tempo indefinito, chiacchierando e sorridendo l’un l’altro come se non ci fosse un domani. La stanchezza svanì.

Cosa ci aveva spinto ad intraprendere tale viaggio?
Per quale motivo ci ritrovammo tutti lì allo stesso momento?

Sono domande che mi pongo spesso quando viaggio ed alle quali non trovo mai risposta ma mi va bene così.

 

Credo nella sincronicità e dunque penso che esista sempre un preciso motivo per il quale due o più persone si incontrano. Mi piace pensarla così! Ed il fatto che stavamo compiendo la stessa impresa aiutò ad entrare in sintonia molto più rapidamente.

La squadra quasi al completo – condividemmo tisane tutti assieme e fu una delle notti più magiche!

Per quanto mi riguarda, avremmo potuto mettere in pausa le nostre vite e continuare a sorseggiare tisane tutta notte ma un’altra tosta tappa ci sarebbe aspettata la giornata seguente e dunque valutammo con amarezza che era giunta l’ora di andarsi a riposare.

 

Sgombrammo il tavolo dalle bustine di tisane consumate, ci augurammo una buona notte e ci demmo appuntamento al mattino successivo. Pronti per un’ulteriore tappa.

 

Con le ultime energie rimaste in corpo sistemai il fornellino e l’accendino nello zaino, poi dolcemente mi infilai nel sacco a pelo e mi lasciai coccolare dai rumori della natura e dalla brezza montana.

 

Mi diedi la buonanotte con un sorriso da orecchio a orecchio e manifestai gratitudine per la vita e per la giornata vissuta, consapevole che il meglio doveva ancora venire!

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