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Via Degli Dei – ultima tappa

Via Degli Dei – ultima tappa

Da Bivigliano (Fi) a Firenze

Lo sapevi?

Da oggi puoi ascoltare i miei articoli! Se non sei un’amante della lettura potrai ora metterti comodo ed ascoltare ciò che ho da dirti.

Clicca sul titolo qua sotto per ascoltare il podcast interamente!

Buon ascolto!

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Durata

Sette giorni

Tipologia

Trekking

Budget

175 euro

Introduzione

Sabato, 5 Giugno 2021, ore otto e zero zero del mattino: la melodia della sveglia risuona nelle mie orecchie stordendomi.

Gli acciacchi del giorno precedente si fecero sentire come non mai con l’acido lattico presente in ogni singola parte del corpo e i dolori che si aggiungevano ad ogni minimo stiracchiamento eppure di certo non era il momento di arrendersi; quello era il momento tanto atteso: proprio quel giorno saremmo arrivati a Firenze!

 

In ordine sparso uscimmo dalle nostre tende sotto un sole fiocco e dal cielo alquanto nuvoloso ma le emozioni che si sprigionavano dentro me quella mattinata erano immense, tanto da farmi sentire pimpante e allegro proprio come quando il sole splende.

Durante le prime ore di quella giornata feci tesoro di ogni più piccolo dettaglio partendo dal primo momento in cui aprii gli occhi quando mi fermai ad ammirare i ciuffetti d’erba subito fuori dalla mia tenda, apprezzando la natura e la lentezza della vita.

Alla fine quella era la lezione più grande che mi aveva insegnato la Via Degli Dei e il cammino in generale: rallentare e saper apprezzare il piccolo. Amavo alla follia quella sensazione!

 

Dopo i primi timidi saluti mattutini rivolti ai miei compagni mi diressi in bagno a sciacquarmi il viso e a guardarmi negli occhi cercando di realizzare ciò che stavo per compiere. Quello fu un momento speciale perché quel viaggio mi aveva tolto, volontariamente, qualsiasi tipo di comfort e non mi guardavo allo specchio dal giorno uno. Questa è una di quelle cose che non ci fai caso nella vita quotidiana ma quando te ne privi inizi ad accorgertene e pure quello diventa motivo di gratitudine.

 

Tornai alla mia postazione preparando ed impacchettando, per l’ultima volta, la mia tenda. Provai un particolare rammarico ed una certa malinconia nel compiere quei piccoli gesti che ormai stavo iniziando ad “odiare” nei giorni precedenti eppure in quel momento mi stavano piacendo come non mai: era la semplicità di eseguire piccoli gesti che normalmente non compi. Era la vita in totale armonia con la natura – ahh, quanto mi stava piacendo!

 

Terminai col sottofondo di Andrea che imprecava contro Simone per non aver ancora capito come chiudere quella maledetta tenda in fretta (la verità è che non lo aveva capito nemmeno Andrea), e il loro fare romano nel discutere mi faceva sempre sbellicare dalle risate.

Era un ottimo buongiorno quella mattina! La felicità e l’eccitazione si respirava nell’aria; tutti noi oscillavamo tra uno stato di eccitazione in cui non vedevamo l’ora di arrivare e uno stato di malinconia in cui avremmo voluto rallentare il tempo perché quel cammino ci stava piacendo troppo e le emozioni che stavamo provando erano davvero tante.

Colazione

Tutti ormai pronti ci dirigemmo verso il bar del campeggio per accaparrarci un caffè rigenerante e gustoso, ne avevamo bisogno! Qualcuno si prese anche qualche buona e calda pasta soffice; io ovviamente avevo già divorato il mio piccolo croissant, la barretta energetica e i soliti due pezzettini di cioccolato ma un caffè decisi di concedermelo!

 

Ci sedemmo al tavolo in un leggero e breve momento di silenzio in cui potevamo udire i nostri respiri rilassati i quali, assieme agli uccelli che cantavano felicemente, creavano un’armonia di suoni perfetta.

Si udivano i cucchiaini mescolare il caffè e la pace infinita che ci faceva da sfondo; probabilmente ognuno stava pensando e processando ciò che stava accadendo: eravamo davvero arrivati all’ultimo giorno di cammino, all’ultima tappa. Alchè Simone decise di spezzare il silenzio e deliziarci con della buona musica tratta dalla sua playlist; prima ci andò leggero scegliendo pezzi tranquilli e malinconici, poi aumentò l’intensità per metterci un po’ di buona carica necessaria per affrontare quella giornata. Sorridemmo a vicenda e ci godemmo il momento: non avrei mai voluto terminasse.

 

A dire la verità quella mattina mi accompagnava un nodo alla gola tremendamente grosso e soffocante: la malinconia già mi stava uccidendo eppure mi ripetei che dovevo godermi al massimo quegli istanti di totale felicità e spensieratezza.

 

Chiacchierammo un poco finché nuovamente Altea e Andrea iniziarono a “studiare” il percorso (forse la parola studiare è un po’ eccessiva ripensando a ciò che successe in seguito). Lasciai discutere e confrontare i due pensando in realtà a quanto mi sarebbe piaciuto perdermi con loro ancora una volta prima di terminare il percorso.

Dopo una buona manciata di minuti il punto della situazione era stato fatto; terminammo i caffè, andammo a pagare e ci mettemmo gli zaini in spalla. Ora eravamo seriamente pronti per incamminarci, era davvero giunto il momento: l’ultima partenza insieme.

Camping di Bivigliano – punto di ripartenza

Feci un lungo respiro: quella mattina quel sospiro non era per farmi coraggio, bensì per mandare giù il nodo di malinconia che mi stava sovrastando sempre più velocemente.

Ci lanciammo il solito sguardo di incoraggiamento a vicenda accompagnato da un leggero sorriso entusiasta poi, lentamente, ci incamminammo verso l’uscita del campeggio.

 

Appena dopo aver varcato la soglia dell’ingresso ecco subito sorgere la prima difficoltà: non avevamo la più pallida idea se dovevamo prendere la strada a destra o a sinistra. Al che, alla vista di una signora di passaggio, ne approfittammo per chiederle informazioni.

Per fortuna ella, abituata a vedere spesso viandanti passare per quelle zone, ci indicò la direzione corretta mostrandoci immediatamente, con un leggero sorriso di compassione, la grossa pendenza della collina dietro di noi: “dovete scalare questo monte e seguire il percorso dall’alto”.

Quella notizia ci fece un po’ male al cuore – anche l’ultimo giorno avremmo dovuto faticare parecchio e l’inizio ne fu la prova concreta; eppure ci facemmo coraggio ed iniziammo a scalare il monte (sperando fosse quello giusto).

Impiegammo una buona quarantina di minuti soltanto per raggiungere la cima, sotto le nuvole di quella grigiastra giornata.

 

Fu un percorso tortuoso e ripido ma alquanto divertente essendo accompagnato dalle solite battute di Andrea e Simone che ci facevano sbellicare come sempre dalle risate.

Arrivati in cima ci ritrovammo su uno spiazzo che assomigliava al nulla più totale: la vegetazione era bella ricca e rigogliosa, c’erano alberi tagliati a terra e non c’era alcuna traccia di un vero e proprio sentiero.

Il punto dove ci perdemmo in cima al monte

 

Andrea e l’asso nella manica

Provammo a prendere diverse direzioni con tentativi invani, a tal punto Andrea decise allora di sfoggiare il suo asso nella manica e deliziarci di una risata infinita: tirò fuori cartina, bussola e matita.

Andrea con cartina e bussola

Ammirare Andrea così professionale non ce lo aspettavamo, tanto meno che ci esibisse la bussola! Vederlo concentrato al suolo maneggiando quello strumento e facendo segni sulla cartina con la matita ci fece scompisciare dalle risate e ci ricordò, almeno vagamente, il famoso avventuriero Bear Grylls.

Non so se Andrea seppe davvero leggere ed usare quella bussola sta di fatto che, dopo averci fatto sogghignare a più non posso, decidemmo di fidarci di lui e proseguimmo la marcia: si rivelò effettivamente essere la direzione giusta!

 

La ricca vegetazione

Continuammo su quel percorso ancora una volta accerchiati da quegli altissimi e bellissimi alberi estremamente verdi su ambo i lati. Il percorso era magico ed incantato, i colori verde scuro degli alberi a contrasto coi tronchi marroncini creavano un’atmosfera davvero surreale ed incredibilmente piacevole.

Passeggiando tra il magico bosco

Passeggiare lungo quel tipo di sentiero mi metteva una pace infinita, mi sentivo allineato con me stesso e con la vita. La natura mi stava facendo sentire estremamente bene e mi rilassava, mi calmava. Il tutto poi era accompagnato dalla splendida compagnia di Elena, Andrea, Altea e Simone che sorprendentemente, seppure fosse il quinto giorno insieme, ancora mi sopportavano.

Convento “Monte Senario”

Continuammo a camminare per svariati minuti a passo lento e piuttosto rilassato ma pur sempre costante: iniziavamo a caricarci di adrenalina.

Seguendo una leggera pendenza verso l’alto poi ci ritrovammo di fronte ad un cancello aperto con lo sfondo di un convento: era la direzione da prendere.

 

Andrea e Simone, proprio in quel momento, ne approfittarono per fare la solita diretta Facebook giornaliera per aggiornare i propri follower sulla situazione e sul cammino, ovviamente fu l’ennesima occasione per farci sorridere da morire.

Proseguendo poi notai una folla di gente proprio attorno al santuario: si trattava di tutti i viandanti che avevamo incontrato durante i giorni precedenti sul cammino; fu un momento stupendo! Rincontrammo i vari ragazzi con cui avevo condiviso gran parte del primo tratto di cammino durante la prima tappa, più i vari ragazzi conosciuti nei diversi campeggi.

Alcuni dei viandanti rilassarsi al convento

Eravamo tutti lì allo stesso momento: tutti avevamo seguito quel percorso e tutti provavamo più o meno le stesse emozioni e poterli rivedere tutti condividendo un dolce liquore locale fu una gioia estrema. Ho davvero un bel ricordo di quell’istante.

 

Ci rilassammo un poco anche se noi ne avevamo effettivamente meno bisogno. La maggior parte di quei ragazzi infatti si erano svegliati all’alba per fare la “grande tappa” l’ultima giornata, mentre noi l’avevamo volontariamente accorciata subendoci i quasi quarantacinque chilometri la giornata precedente, dunque eravamo partiti da poco più di un’ora e mezza.

La bellezza della foresta, della quiete e della vita

Proseguimmo soltanto dopo aver chiesto qualche informazione sul percorso ai vari viandanti in quanto per noi il senso dell’orientamente proprio non esisteva e ci avventurammo lungo questo meraviglioso sentiero che ancora una volta mi stupiva, in cui la natura faceva da protagonista. Che belle sensazioni mi lasciava! Mi stava piacendo tutto di quel cammino, ma proprio tutto!

Noi al completo, sorridenti e felici

Ci perdemmo volontariamente in chiacchiere facendo conoscenza con i nuovi viandanti incontrati al convento e passeggiammo tranquilli e spensierati lungo quel magico sentiero sterrato, in pendenza, tortuoso e attorniato da meravigliosi arbusti verdi e marroni i cui colori mi facevano, ancora una volta, impazzire.

Cercando di ritrovare la giusta via

Quel giorno, in quel momento, c’era un animo infinito dato dall’eccitazione di arrivare a destinazione – non stavamo più nella pelle! E tutti eravamo estremamente sorridenti.

Eppure io quel nodo alla gola ce lo avevo perennemente, quella sensazione di malinconia faceva fatica ad andarsene e anzi aumentava di passo in passo. Ammetto però che la natura mi stava estremamente aiutando – quei colori e quell’atmosfera erano davvero magici!

Proprio lungo il cammino della Via degli Dei riscoprii infatti il mio estremo amore per la natura: le sensazioni che mi lasciava erano infinite ed estremamente calde ed avvolgenti.

La natura più assoluta

Proseguimmo su quel percorso fatato per svariati chilometri che scivolarono via piuttosto rapidamente. La natura faceva sempre da protagonista e il cielo grigio sopra di noi faceva spazio timidamente ad un sole che penetrava silenziosamente tra le nuvole.

 

Qualche tratto di cemento si alternava alla natura ma poi sempre nel verde tornavamo ed era un vero piacere. In direzione Fiesole, infatti, ci introducemmo in questa enorme macchia verde che ci infondò un senso di pace e gioia infinita.

Ricordo c’erano queste vaste vallate tipiche toscane, con dune arricchite da ciuffi d’erba estremamente verdi lucenti, nonostante la luce fioca del sole che andava ormai a scomparire.

Le immense vallate toscane

A quel punto ci ritrovammo già a circa metà tappa e proprio percorrendo quelle vallate potevamo, finalmente ed inaspettatamente, intravedere Firenze in lontananza. Le emozioni ed i brividi che provai nel vedere la città Fiorentina, la città di destinazione, furono veramente speciali.

Non potevamo credere ai nostri occhi, non potevamo credere stavamo davvero per compiere quella piccola impresa. Avevamo già percorso poco più di centocinquanta chilometri e si potevano sentire tutti sulle gambe eppure, la sensazione di pienezza e gratitudine che quel cammino ci aveva dato e ci stava dando, trascinava via la fatica e ci colmava di gioia e soddisfazione.

 

Camminare su quei soffici prati verdi era una vera goduria, mi sentivo in paradiso! E proprio lì sfruttammo l’occasione per scattarci una bella foto ricordo proprio con la vista di Firenze sullo sfondo.

Stanchi ma estremamente felici

Il cielo era un po’ cupo e grigio, quelle magiche vallate però continuavano a splendere rilasciando un’energia pazzesca – mi ricordavano il famoso villaggio dei Teletubbies (per rendere l’idea).

Qui passeggiammo lentamente e rilassati sopra quei prati lucenti che si snodavano per svariati chilometri per poi addentrarci lentamente in un’altra foresta di alberi, su un dolce sentiero tortuoso.

Spensierati in mezzo al nulla

Proprio in mezzo alla foresta una forte pendenza iniziò a farsi sentire sulle gambe e il solito sguardo di preoccupazione venne condiviso tra noi: ancora una volta avremmo dovuto attraversare un monte. A quel punto non ci saremmo potuti arrendere, ovviamente.

 

Alchè iniziammo a risalire la ripida pendenza e io colsi l’occasione, dopo qualche minuto, per staccarmi dal gruppo.

Ero semplicemente innamorato di quella natura, di quel silenzio, dell’odore degli alberi, dei colori e della vita. Mi presi quel momento per restare ancora più in silenzio con i miei pensieri e riflettere su cosa stavo per compiere, riflettere su quanto bella fosse la vita e la natura.

 

Trascorsi svariati minuti in solitaria in quello stato di totale benessere, filmando e registrando i colori e la pace della natura e del momento. Poi, dopo aver manifestato abbastanza gratitudine, rallentai e mi lasciai raggiungere dal gruppo.

Pranzo in cima al monte

Di nuovo aggregati proseguimmo per gli ultimi ripidissimi metri in salita – non ricordo quanto fosse il dislivello ma ricordo ci ammazzò le gambe.

Affannati e doloranti (come del resto perennemente) percorremmo gli ultimi faticosi passi in salita per raggiungere la cima del monte – seppur tanto affaticati, ci eravamo ormai abituati a quella sensazione di estrema stanchezza.

 

Con le suole delle scarpe che appesantite lasciavano i segni sul manto erboso riuscimmo finalmente a recarci in cima dove con piacere vedemmo parecchi viandanti e fiorentini rilassarsi e godersi un buon pic-nic.

Qui incontrammo nuovamente i mitici Tania e Lorenzo (la coppia che ci aveva battuto malamente coi tempismi quel giorno della terza tappa al “Passo La Futa”) – li salutammo e con piacere decidemmo di unirci a loro.

Qui la vista era meravigliosa e potevamo finalmente vedere Firenze con chiarezza – al che decidemmo che ci meritavamo un po’ di riposo e ci godemmo le ultime scorte di cibo in compagnia.

La meravigliosa vista su Firenze, in cima al monte

Sgranocchiando i miei taralli confezionati e morsicando la deliziosa mela rossa che portavo appresso non distolsi mai lo sguardo da Firenze – bella impavida laggiù ad aspettarci con tutta la sua maestria.

Il sapore di quel semplice cibo in quel momento era spaziale. Le mie papille gustative potevano assaporare il succo gocciolante della mela e le briciole croccanti dei taralli come mai prima d’ora. In quei bocconi c’era tutta la fatica compiuta fino a quel momento e la consapevolezza che nulla in quel viaggio era scontato.

 

Trascorremmo una buona mezz’ora su quella cima sotto il cielo nuvoloso che si alternava a timidi raggi di sole. Per me quella fu un’altra di quelle occasioni per assaporare ancor più la vita, quel magico momento e quel meraviglioso viaggio che stavo compiendo.

Deglutii i soliti amari nodi di malinconia presenti sin dal mattino, poi decidetti di colmarmi di gioia e piuttosto godermi quel magico momento presente.

Direzione Fiesole

Durante quell’appagante momento di riposo per poco ci addormentammo (la stanchezza si faceva sentire), eppure Firenze ci stava aspettando e valutammo fosse ora di ripartire. Ci eravamo ricaricati abbastanza ma saltare in piedi dopo pause di quel genere risultava sempre essere un trauma non da poco.

 

Molti a quel punto iniziavano a sussurrare la parola “Fiesole”. Non ne avevo mai sentito parlare prima d’ora ma a quanto pare era un punto parecchio importante del cammino in quanto segnava l’ultimo paese prima di Firenze, soltanto a pochi chilometri da essa.

 

Ricordo con estremo piacere quella sensazione di sorpresa perenne. Mi resi conto e fui grato di quanto fosse stato bello partire senza conoscere nulla, assolutamente nulla.

In questo modo per me tutto era nuovo e ogni passo era una scoperta verso l’ignoto – adoravo infinitamente quelle emozioni e credo che questo sia stato uno degli aspetti principali per cui mi hanno fatto innamorare del cammino, della Via Degli Dei.

 

Seguimmo ancora il percorso su manti erbosi estremamente morbidi sotto il solito cielo piuttosto cupo. Mi resi conto di quanto mi stessi vivendo il momento al meglio quando il mio umore era alle stelle nonostante la giornata grigia.

E’ qualcosa con cui ho sempre combattuto: la metereopatia. Le giornate calde e solari mi mettono sempre di buon umore mentre quelle grigie come quel giorno solitamente mi annoiavano, eppure io ero pervaso da un estremo senso di gioia e gratitudine che mi fecero dimenticare delle nuvole e del cielo fosco – “la vita è bella” pensai. E ancora una volta la Via Degli Dei seppe stupirmi.

 

A malincuore lasciammo lentamente sfumare le vallate verdi per inoltrarci nelle strade asfaltate. Era tanto che non calpestavamo cemento, stavolta però era un buon segno perché significava che la meta ormai non era tanto lontana. Amante della natura ho sempre odiato il rumore delle macchine e il chiasso dei motori: in fin dei conti dopo tutte quelle foreste e boschi magici non era facile sopportare i rumori della città. Nonostante ciò però riuscii ad apprezzare anche quel momento, anche le strade asfaltate.

Come mi allontanai dal gruppo spensi completamente la mente per assaporare quell’istante in solitaria, e il rumore dei miei passi e delle mie suole a contatto con l’asfalto mi riempirono di soddisfazione.

Mi ero saputo innamorare delle piccole cose e per quel motivo colsi l’occasione per filmare i miei passi. I miei piedi e le mie gambe mi stavano portando a destinazione, in uno di quei viaggi incerti dove non sai se ce la potresti fare davvero. Provai infinita gratitudine per quello che stava per succedere.

 

Notando come tutti noi ci eravamo isolati per un breve tratto mi resi conto che non ero l’unico a provare emozioni speciali. Poi, avvicinandoci a Fiesole, ci raggruppammo nuovamente per conquistare la piccola cittadina.

Arrivo a Fiesole

Assaporando nuovamente il rumore della civiltà data dalle abitazioni, dal rombo dei motori e dai cittadini toscani che ci sorridevano e ci salutavano, ci rendemmo conto ormai che eravamo molto vicini a Fiesole.

 

A quel punto iniziammo ad incontrare anche qualche altro viandante. Cogliemmo allora l’occasione per fare due chiacchiere e il tempo scivolò via maledettamente in fretta. Così, in men che non si dica, ci ritrovammo a passeggiare tra le strette vie di Fiesole: eravamo arrivati!

L’atmosfera allora si fece alquanto palpitante e l’eccitazione mi pervase.

 

Qui passeggiammo allegramente con passo rilassato e soddisfatto – quella meta significava un punto importante del cammino e indicava che la fatidica Firenze era ormai vicina. Dato che il tempo era dalla nostra parte (erano circa le quindici e trenta del pomeriggio) decidemmo allora di “coccolarci” un poco scegliendo un bar di nostro gradimento .

Sbirciammo in qualche locale e fu sorprendentemente bello notare come in quasi ognuno di essi trovavamo viandanti incontrati lungo il cammino nei giorni precedenti: “che meraviglia!” – pensai.

 

Fu estremamente piacevole notare i sorrisi spontanei e genuini che reciprocamente sorgevano sui nostri volti. Tutti noi avevamo percorso quel cammino con una attitudine personale e ognuno per i propri motivi eppure tutto ciò ci aveva estremamente legato e ci aveva in qualche modo colmato di gioia e spensieratezza. “Ahh, il potere della natura” – pensai.

 

Arrivammo nella piazza principale di Fiesole e scegliemmo un bar piuttosto casualmente per prendere posto a sedere e rilassarci un poco. Il gruppo era il solito formato da Elena, Altea, Simone, io ed Andrea.

Qualcuno si prese un alcolico, altri un rinfrescante gelato e io un semplice caffè.

Fu un piacevolissimo momento di condivisione e lo assaporai a pieno, consapevole che la “fine” era ormai vicina.

Altea ci scattò qualche foto a tradimento che conservo tuttora gelosamente nella galleria delle foto: in tali rappresentazioni c’erano tante emozioni, tra le quali l’estrema stanchezza mista all’incredibile gioia e soddisfazione di stare per concludere quel meraviglioso cammino.

Verso Firenze

Ci crogiolammo piacevolmente su quelle scomode sedie del bar che però risultavano estremamente piacevoli ai nostri sederi. Eravamo esausti, eppure la meta era più vicina che mai e dunque realizzammo fosse ora di ripartire e andarci a conquistare Firenze.

Il cielo si fece ancora più cupo ma la gioia e l’energia di noi viandanti era più potente di qualsiasi altra cosa e il mio umore era alle stelle – lo capii quando la malinconia che provavo non mi colpì in maniera negativa ma anzi contribuì a rendere il momento ancora più magico e ricco di emozione.

Firenze in tutta la sua bellezza

Riprendemmo il cammino sullo sfondo dei tantissimi viandanti che come noi stavano giungendo a Firenze e cogliemmo l’occasione, ancora una volta, per unirci e per chiacchierare della meravigliosa esperienza che stavamo vivendo. Fu un altro momento estremamente magico!

Proseguendo poi potevamo chiaramente vedere la cupola e gli edifici della meravigliosa Firenze, il che fu pura gioia e commozione per le nostre anime.

Davanti a quel bellissimo scenario ci facemmo scattare una foto ricordo dai viandanti presenti (in cui risultai ovviamente con gli occhi chiusi).

Noi al completo sullo sfondo di Firenze

Continuammo a solcare il cemento ripido di Fiesole che ci portava a Firenze tramite stradine estremamente tortuose. In quell’esatto momento i nostri corpi si alleggerirono e ci lasciammo trasportare dalle strade in discesa che cancellavano la fatica.

Simone allora iniziò a far partire la sua playlist musicale e l’eccitazione fece breccia su di noi! Il suo telefono suonava “I’m Gonna Be (500 miles)” dei “Proclaimers”: era un’eternità che non ascoltavo quella canzone ma quella melodia fu perfetta per quel momento.

Eccitazione, brivido, malinconia, gioia, allegria, adrenalina erano tutte le sensazioni che univocamente mi colpirono in quel momento e vivevo combattuto tra uno stato in cui volevo velocizzare il tempo per arrivare il prima possibile a Firenze e rallentare le lancette per godermi ancora un po’ di più tutte quelle emozioni che ancora oggi, scrivendo con il sottofondo di quella canzone, mi commuovono e mi ricordano dello stato di felicità, beatitudine, spensieratezza e benessere che stavo vivendo in quel momento. Magicamente speciale.

Brividi di emozioni

E’ difficile trasmettere a parole il rollercoaster di emozioni che mi stavano passando per la testa nell’approssimarci a Firenze: brividi nel sapere che ogni passo ci stava avvicinando alla meta e dunque alla fine di un altro meraviglioso capitolo, che sarebbe però soltanto stato l’inizio perché io del cammino già mi ero innamorato.

Il cuore a mille batteva incessante e sentivo la mia anima alleggerita dalla vita e dai pensieri che mi avevano attanagliato i mesi precedenti; al contempo la sentivo pesante per la malinconia che si faceva sempre più sentire. Diventai silenzioso.

 

Mi immersi nei miei pensieri a manifestare estrema gratitudine, ancora una volta. Quel viaggio fu una sorpresa enorme e mi seppe stupire in ogni singolo dettaglio, ogni singolo giorno. Sono proprio queste le esperienze che amo di più, quelle in cui le tue aspettative sono piuttosto basse e così finisci nello stupirti allo stremo.

 

Poi, dopo essermi preso il mio tempo di riflessione, mi ricollegai come solito al gruppo sempre composto da noi cinque.

Iniziammo a conversare del più e del meno scherzando anche sul fatto che questa maledetta Firenze si stava facendo desiderare parecchio, eppure stavamo adorando tutto di quel cammino!

Arrivo a Firenze

I sentieri tortuosi che portavano a Firenze erano ormai terminati da qualche metro e un cartello stradale particolarmente emozionante si presentò dinanzi ai nostri occhi, esso citava “Firenze”.

Non era di certo la cupola del Brunelleschi ma questo ci fece rabbrividire – ora potevamo effettivamente dire di aver raggiunto Firenze con i nostri piedi.

Ingresso a Firenze

Io mi fermai a scattare la foto seguente e accennai un leggero “no” con la testa accompagnato da un sorrisetto sotto i baffi: ancora non ci potevo credere fosse tutto vero, ero incredulo ma estremamente soddisfatto di quello che stavo per compiere e soprattutto di tutto quello che avevo vissuto e che stavo vivendo in quelle giornate e in quel momento.

Qui il traffico e il chiasso di Firenze iniziò a farsi sentire ma stavolta non mi dette fastidio: era tempo di festeggiare!

Ingresso trionfale

Il cielo sempre più cupo presagiva un acquazzone torrenziale sopra le nostre teste da lì a poco – il tempismo perfetto oserei dire!

Avevamo ora raggiunto la pianura di Firenze e potevo iniziare a riconoscere qualche via della città bianco-viola.

 

In fila indiana sul marciapiede velocizzammo senza rendercene conto il nostro passo alla vista di quel monumento così galante e speciale: il duomo di Firenze.

Quando per la prima volta lo vidi ebbi la stessa reazione di quando vedetti il cartello di Firenze, soltanto mille volte più accentuata.

 

“E’ un miraggio, è un miraggio!” – pensai tra me e me, poi diedi un’occhiata veloce ai volti dei miei compagni. “A cosa staranno mai pensando? Che emozioni staranno provando?” – riflettevo tra me e me.

Iniziai a chiedermi se fossi io una persona molto sensibile o se anche loro effettivamente erano scossi da ciò che stava accadendo. Mi piace credere, ma ne sono certo, che anche per loro quello era un momento che non dimenticheranno facilmente.

 

Fatica, sudore, costanza, volontà e condivisione ci avevano spinto fino Firenze, la città senza confini di bellezza. Ancora una volta pensai alla bellezza della vita, a quanto imprevedibile sia e a quanto sia bello il fatto che ci faccia incontrare persone lungo il nostro cammino che passano dall’essere completi sconosciuti a parte attiva della tua esistenza.

Alcuni di loro potrebbero non farne più parte ed essere solo di passaggio (apprezzo anch’essi, c’è un motivo se hanno incrociato la mia strada e provo un certo brivido a pensare di non rivederli probabilmente mai più), altri invece restano. Restano impressi nel cuore, nella mente e al tuo fianco, condividendo ancora esperienze e ricordi insieme.

La vera destinazione

Ci addentrammo in città fiancheggiando la bellissima cupola di Firenze e fermandoci un poco ad ammirarla e a scattare qualche foto – ancora sempre più piacevolmente increduli di tutto ciò che stava accadendo. Il vero cammino però terminava al Palazzo vecchio, mancavano ancora gli ultimi sforzi.

 

Il cielo iniziò lentamente a far cadere qualche goccia di pioggia che in quel momento mi piacque paragonare a lacrime di gioia. E’ incredibile come certi momenti possano cambiare la percezione delle cose e la visione che hai della vita, non credi?

Ho sempre odiato la pioggia perché essa mi metteva di malumore, eppure in quel momento la mia anima era inzuppata di gioia. Mi sentivo come piacevolmente intrappolato in un vasetto di miele appiccicoso, in cui esso rappresentava la felicità che mi stava pervadendo e che sprigionavo dai pori della mia pelle.

 

Aumentammo ancor più il passo all’intensificarsi della pioggia davanti alla via che portava al Palazzo Vecchio, ormai distante pochissimi metri.

Un altro momento di estrema malinconia e gioia mi pervase. Proprio in quegli ultimi nostri passi potevamo vedere e rincontrare molti dei viandanti conosciuti durante il cammino nei giorni precedenti – anch’essi stavano per terminare quel meraviglioso percorso insieme a noi.

 

Le loro facce mostravano estrema gioia. Con le mantelle addosso, incappucciati camminavano velocemente verso il Palazzo Vecchio per scampare alla pioggia che ormai imperterrita ci rosicchiava le nuche.

Vedemmo anche coloro che già avevano raggiunto il Palazzo e che si stavano ormai diradando. In quel momento mi resi conto stesse per finire sul serio: mi ripetei di godermi il presente eppure la malinconia si snodava ferocemente nella mia gola.

 

Ormai inzuppati d’acqua, brutti e puzzolenti ecco fare il nostro ingresso trionfale nella destinazione finale: il Palazzo Vecchio!

Urla di gioia, sorrisi, sguardi che si incrociano, emozioni forti. Abbracci, congratulazioni e l’anima che si riempie di gioia. Ce l’avevamo fatta davvero? Ancora non realizzavo. Quanta fatica, ma quanta soddisfazione! La Via Degli Dei mi aveva spinto al limite e non potevo fare a meno di pensare a quante cose mi avesse insegnato.

Sopra a tutto: la magia della natura. L’ho sempre apprezzata a pieno ma mai così tanto come allora. E poi le persone che incontrai – riconnettermi con l’essere umano, stabilire connessioni.

 

Mi piace vedere questo cammino come un onore alla vita e alle interazioni umane, alle emozioni. L’intento con cui partii di condividere tisane sotto le stelle andava ben oltre il semplice gesto di sorseggiare tisane in compagnia, c’era un motivo ben più preciso.

Premetto che mi sono vissuto abbastanza bene il periodo del lockdown eppure mancava tremendamente quella voglia di viaggiare e soprattutto di interagire con le persone. Di provare emozioni, sentire abbracci e volersi bene.

Non potei chiedere di più da quel viaggio: esso era andato ben oltre le mie aspettative e mi aveva fatto bene all’anima, alleggerendomela dai pensieri ma colmandomela di emozioni infinite.

 

Ci scattammo selfie in condizioni pietose davanti al Palazzo Vecchio soltanto dopo che l’eccitazione si era affievolita un poco, poi alzai brevemente gli occhi al cielo e non potei far altro che emozionarmi, dentro di me però.

Selfie davanti al Palazzo Vecchio

Mi piace sedermi in solitaria con i miei pensieri quando provo emozioni così forti, mi piace processarli da solo perché mi fa sentire libero da giudizi e mi fa sentire capito.

Palazzo Vecchio

Con l’emozione addosso io e Simone strisciammo lentamente all’interno del Palazzo Vecchio: lì ci avrebbero fatto l’ultimo timbro delle credenziali e ci avrebbero regalato un piccolo omaggio. Quel momento segnava effettivamente la fine del cammino.

 

Andammo e ci regalarono un piccolo taccuino dedicato alla Via Degli Dei soltanto dopo averci timbrato per l’ultima volta le credenziali. Pure quel momento per me fu magico, oramai mi emozionavo per qualsiasi piccola cosa e quella sensazione mi piaceva. Mi sentivo infinitamente grato.

 

Ci dirigemmo verso l’uscita con i nostri nuovi taccuini in mano e con le credenziali finalmente al completo e sostammo all’ingresso della porta ad aspettare che la pioggia cessasse di picchiare così violentemente il terreno.

Poi decidemmo semplicemente di raggiungere i nostri compagni che ci aspettavano sotto la pioggia davanti al Palazzo. Gli consegnammo le loro credenziali e decidemmo non ci restava altro che raggiungere le nostre stanze d’albergo.

Andrea inzuppato di pioggia al Palazzo Vecchio

La pioggia non cessava e proprio quella mattinata avevamo concordato di fare una cena in centro a Firenze per celebrare la fine del cammino un po’ come una piccola vittoria personale. Fu emozionante sapere di poter passare ancora del tempo extra in compagnia loro – non solo, essi mi sorpresero in quanto invitarono anche tutti i viandanti incontrati lungo il cammino!

 

Nessuno aveva un piano ben preciso al termine del percorso ma siccome molti venivano da fuori regione quasi tutti sarebbero rimasti la notte e dunque la situazione era perfetta per festeggiare insieme. Con questa premessa, Elena ed Altea prenotarono una stanza d’albergo per noi tre mentre Simone e Andrea si erano già organizzati con la loro.

Ci avviammo dunque verso le nostre stanze e, una volta raggiunte, ci salutammo dandoci appuntamento per un’oretta e mezza più tardi (oramai si erano già fatte le diciotto), e nel mentre la pioggia cessò di solcare i terreni.

Riscoprendo i comfort

La doccia e un letto comodo non erano cose a cui ero molto abituato in quei giorni, eppure l’idea di poter farmi una fresca e profumata doccia e poter finalmente dormire in un comodo ed avvolgente letto mi eccitava e rilassava parecchio: penso tutti noi ce lo meritavamo, era un’ottima ricompensa (insieme alla deliziosa cena che ci stava aspettando).

 

Ci sistemammo in camera facendo attenzione a riporre scarpe e calzini sul balcone: la puzza che sprigionavano i miei piedi era qualcosa di terrificante – ci tenevo a far rimanere in vita Altea ed Elena. Le lasciai fare la doccia per prime in quanto io volevo prendermi tutto il tempo per riposarmi un poco ed apprezzare quel momento così magico di riposo – avere un tetto sopra la testa, l’idea di poter dormire su un materasso e di poter far la doccia mi colmò di gratitudine e apprezzai a pieno quel momento.

 

Passai minuti in cui non feci altro che sprofondarmi dolcemente sulla comodo poltrona della stanza – non avevo le forze effettivamente per mettere a posto le mie cose. Scambiai qualche chiacchiera prima con Elena e poi con Altea man mano che finivano di farsi la doccia poi, in men che non si dica, era arrivato anche il mio turno.

 

Raccattai gli indumenti necessari in fretta e furia e mi diressi al bagno con una felicità estrema. Ricordo la forma del mio sorriso non appena aprii il bocchettone della doccia – mi guardai allo specchio in quanto per un’istante mi resi conto che era tutto davvero finito e che stavo per sciacquare via lo sporco accumulato nei giorni precedenti.

Fu una doccia malinconica ma rigenerante ed estremamente piacevole – mi godetti ogni singola goccia e poi tornai in camera a rivestirmi in quanto le ragazze già mi stavano aspettando per la cena. Mi rimisi i panni che indossavo lungo il cammino perché quelli avevo portato e non avevo programmato una cena a Firenze – ma il cammino ancora una volta mi aveva insegnato che gli abiti non erano importanti.

La cena

Uscimmo dall’albergo pochi minuti più tardi e rincontrammo Andrea e Simone che ci aspettavano proprio di sotto. Il cielo ora si era riaperto un poco e la pioggia aveva smesso di battere – lo considerai come un regalo in nostro favore.

Ci dirigemmo verso la piazza principale e ci recammo al ristorante che aveva consigliato Simone, il quale aveva precedentemente prenotato. Così come ci sedemmo al tavolo iniziammo ad aspettare gli altri viandanti i quali lentamente ci raggiunsero a gruppi scaglionati.

Tutto ciò mi riempiva di gioia estrema e ancora ero incredulo di cosa poteva portare un semplice cammino e di quante emozioni mi aveva lasciato in così poco tempo.

Quella sera eravamo la bellezza di ventisei persone. Ventisei anime leggere partite da sole o in gruppo, tutte con il loro preciso ed unico motivo che in qualche modo il destino aveva deciso di farci incontrare – ne fui ovviamente infinitamente grato.

 

Dando una prima occhiata al mio portafoglio mi ricordai di quanto fosse meglio prendere qualcosa di economico ma la compagnia mi portò presto e volentieri sulla cattiva strada.

Ordinammo fiumi di vino che si rivelarono non essere mai abbastanza, chili di fiorentina e io col mio misero piatto di riso e funghi.

La cena fu splendida. Il clima era gioioso e la quantità di alcool nei nostri corpi aumentava sempre più aggiungendo quel tocco di ignoranza che non basta mai. Ho dei bei, bellissimi ricordi di quella sera anche se purtroppo a un certo punto ingerii quantità di vino più di quanto il mio corpo potesse reggere e da quel momento fu buio totale.

Cena a Firenze coi viandanti

Non era così che immaginavo la mia ultima serata e fine della Via Degli Dei ma forse non era neanche il modo più sbagliato – così facendo mi ero evitato la fase malinconica che mi avrebbe attanagliato brutalmente.

 

Con le immagini e i video imbarazzanti che mi accompagnano nella galleria decido di tenerli per me e di cancellare il malessere con una sana e lunga dormita – dolcemente ed affettuosamente accompagnato da Andrea ed Elena.

Mi dispiace non aver preso consapevolezza a pieno della comodità e del piacere del materasso dopo tanto, ma ammetto di essermi goduto all’infinito quella dormita.

Il mattino seguente

Il mattino seguente, in compenso, mi svegliai frastornato con il letto insanguinato ed una profonda cicatrice sul braccio destro. La stanza era vuota e non riuscivo a comprendere cosa stesse accadendo ma nel mentre cercavo di realizzare cosa fosse successo al mio povero braccio entrò Elena, la quale scoppiando a ridere mi chiese se mi fossi ripreso – quella mattinata mi sentii alquanto a disagio e con un sorriso imbarazzato le chiesi dove fosse finita Altea e che cosa avessi fatto al braccio.

Rimasi ancor più sorpreso quando notai che Elena non seppe niente della mia cicatrice ma piuttosto di disperarmi ci facemmo una sana risata insieme.

 

Elena poi mi consigliò di rivestirmi e di preparare le mie cose per lasciare la stanza – gli altri ragazzi (Altea compresa) ci avrebbero aspettato ad un preciso bar in piazza per la colazione e, ahimè, l’ultimo saluto prima della fine del cammino. Le diedi retta e mi affrettai in quanto ci tenevo a passare del tempo extra con tutti loro ancora una volta.

 

In pochi minuti mi misi addosso i soliti vecchi panni dei giorni precedenti (anche se stavolta profumavo un po’ di più) e lasciai la stanza assieme ad Elena.

Ancora stordito rimasi accecato dalla luce del sole che quel giorno splendeva sopra noi e mi mise una gioia tremenda poi, qualche metro più tardi rincontrammo Simone, Altea e Andrea.

 

Passati i primi imbarazzanti saluti ci dirigemmo verso il bar con un’aria piuttosto tranquilla anche se ormai i minuti ce li avevo contati in quanto avevo programmato un pranzo con un amico fiorentino sulle colline della bella città.

Ci sedemmo al tavolo alla luce del sole che ci scaldava i corpi come croissant appena usciti dal forno, ordinammo un po’ di dolcetti e qualche succo di frutta più litri di caffè per risvegliarci e ci godemmo la colazione a raccontarcela.

Ci chiedemmo quando sarebbe stato il prossimo cammino e quando ci saremo rivisti – il pensiero mi emozionò perché non sicuro di quando e se li avrei più visti ma mi piacque pensare di sì.

 

Deglutendo gocce di caffè nella maniera più lenta possibile pretendendo di rallentare lo scorrere delle lancette mi resi conto di avere una chiamata persa dal mio amico: era arrivato, e questo significava che era giunta l’ora di andarmene e di affrontare i fatidici saluti.

Ignorai il telefono per qualche secondo perché non me ne volevo effettivamente andare ma poi realizzai che era davvero giunto il mio momento.

Saluti ed emozioni

Con la voce spezzata dalla già presente nostalgia, mi alzai in piedi e andai a pagare. Subito dopo rivolsi un piccolo sguardo ad Elena la quale capii che me ne stavo per andare.

“Mannaggia, come mai sono così difficili i saluti?” – Pensai tra me e me. Mi forzai di nascondere le emozioni anche se fu estremamente difficile e in seguito procedetti con lo stringere forti abbracci ad ognuno di essi.

Smorzando il sorriso che sempre mi aveva accompagnato in quei giorni dissi seriamente ai miei compagni che ci tenevo a rivederli e che sarebbe successo, ci tenevo perché quello che mi avevano dato per me aveva un significato enorme.

 

Mi misi lo zaino sulle spalle e un’ultima volta li salutai prima con la mano e poi con la voce, alzandomi la mascherina per coprire il viso che si stava visivamente emozionando e che non reggeva più nasconderlo.

Ruotai velocemente le spalle con nonchalance quando appena girai il primo angolo mi scoppiò un leggero e spontaneo pianto di gioia e gratitudine. Era davvero finita.

 

Alzai gli occhi al cielo e ancora una volta ringraziai la vita per avermi fatto incontrare quelle persone. Per avermi fatto provare tali emozioni, per essermi buttato nell’ignoto ed essere uscito dalla mia zona di comfort, per aver sfidato le mie forze e per esser riuscito nel mio intento: aprirmi al mondo e connettermi con nuove anime.

 

Ciò che più ho amato di questo cammino è stata l’imprevedibilità e la non organizzazione: è stato un viaggio totalmente inaspettato e assolutamente non programmato.

Mi fece riscoprire l’amore per il cammino facendomi apprezzare ancor più i ritmi lenti della vita e insegnandomi a rallentare i nostri tempi. Grazie ad esso aumentò anche il mio amore per la natura e mi rese grato per essere la persona che sono e quella che stavo diventando.

E così, con gli occhi ancora rivolti al cielo deglutii, l’ultima lacrima e la trasformai in infinita gioia: gioia di vivere e di amare la vita ogni giorno di più.

Riflessioni

Questo è stato il mio primo viaggio dopo essere tornato dall’Australia – un viaggio che mi ha segnato la vita. Il lockdown che mi accolse proprio al ritorno di quella magica esperienza nella terra dei canguri, combinato al ritorno alla solita routine e ad una situazione sentimentale che mi teneva in gabbia mi fece passare uno dei periodi più demoralizzanti della mia esistenza.

Questo viaggio però è stata una botta di vita e una rinascita. E’ stato il punto di partenza per i miei futuri viaggi e per la mia crescita personale.

Ero convinto che l’Australia mi avesse stravolto e lo ha fatto ma il vero cambiamento avviene quando torni alle tue origini, riuscendo a non incorrere nelle tue vecchie abitudini e a saper metterti in gioco, migliorarti e sfidarti ogni singolo giorno.

Un viaggio che mi ha fatto ricordare come non importa il luogo dove sei ma quanto tu sia in grado di vivere nel presente, essere estremamente grato per quello che hai e saperti emozionare con poco. Un viaggio che mi ha legato alla terra, al cammino, alle persone e ai sogni.

Ringraziamenti e saluti

Voglio ringraziare di cuore tutti coloro che hanno incrociato il mio cammino per avermi insegnato qualcosa e per avermi arricchito di valori: c’è un motivo per cui la vita ha deciso di farci incontrare. In particolare ringrazio Elena, Altea, Andrea e Simone per essere stati al mio fianco fino alla fine, condividendo con me emozioni incredibili.

 

E volevo ringraziare me, per essermi spinto ancora una volta un po’ più in là ed aver affrontato le mie paure. Ringrazio l’Alex del passato che viveva intimorito da tutto ciò che lo circondava per essere riuscito a superarsi e ad accettarsi.

 

Ringrazio la vita per avermi confermato ancora una volta la sua magica bellezza ed avermi fatto capire come ogni cosa avviene per un motivo, bella o spiacevole che sia. La ringrazio per continuare a sorprendermi e per continuare a fare incrociare la mia strada con persone che mi portano valore.

 

Infine grazie a te che stai leggendo per esserti imbattuto/a nei miei pensieri e esserti confrontato/a con le mie emozioni. Ad essere sincero, poter emozionare un lettore credo sia una delle gioie più appaganti che uno “scrittore” possa ricevere.

Amate, osate, sognate e lasciatevi pervadere da questo meraviglioso viaggio chiamato vita: siamo di passaggio e non c’è cosa più bella di potersi vivere ogni momento alla massima intensità.

P.s: alla fine, come promesso, ci siamo rivisti tutti. Siamo ancora in contatto e programmiamo cammini insieme!

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